Una finale storica: la “squadra di Hezbollah” vince l’Europa League asiatica battendo quella dell’esercito nordcoreano

Ci sono partite che restano nella storia. E nel secondo torneo continentale più importante per club asiatici è andata in scena una finale “militarizzata”. Kuala Lumpur ha ospitato un match che ha fatto parecchio discutere, indipendentemente dal risultato.

di Redazione Il Posticipo

Secondaria sulla carta, molto chiacchierata nei fatti: l’Europa League trova spesso un modo per far parlare di sé. E nel 2019 non sta passando inosservata nemmeno la versione asiatica, cominciata lo scorso febbraio. La finalissima tra i nordcoreani del 25 Aprile e i libanesi dell’Al Ahed, giocata a Kuala Lumpur e terminata 1-0 per la squadra di Beirut, è stata discretamente complicata, almeno dal punto di vista organizzativo.

‘FINALE MILITARE’ – A contendersi l’Europa League sono infatti state due squadre…perlomeno particolari. Il 25 Aprile è la squadra dell’esercito nordcoreano, che con il suo nome rende omaggio al 25 aprile 1932, data della fondazione della forze armate nazionali. L’Al Ahed è invece storicamente un club considerato molto vicino a Hezbollah, organizzazione che combatte contro l’occupazione israeliana del territorio libanese e a più riprese accusata di terrorismo. L’ultimo a segnalare questo stretto rapporto, come spiega Marca, è stato addirittura il primo ministro israeliano Netanyahu, che lo scorso ha accusato l’Al Ahed davanti alle Nazioni Unite di nascondere missili nelle vicinanze del proprio stadio.

CAMBIO DI PROGRAMMA – Ma perchè giocare a Kuala Lumpur? Il torneo è stato rivisitato nel 2017 e prevede tre percorsi diversi: quello per le squadre del Sud-est asiatico, quello dell’Asia occidentale e quello dell’Asia centro-sud-orientale. La finale include sempre una squadra dell’Asia occidentale (l’Al Ahed in questo caso) che affronta la vincitrice di una finale precedente (il 25 Aprile, nell’edizione 2019) tra squadre dell’area sud-est e della “multizona”. Inizialmente la finale si sarebbe dovuta disputare nello stadio della squadra a Est del continente, quindi in Corea del Nord: dal 2018 infatti è in vigore l’alternanza tra Occidente e Oriente per scegliere il Paese ospitante dell’ultimo atto. Come riportato da Marca, la partita è stata però spostata da Pyongyang a Shanghai come punizione per quanto accaduto nella sfida tra le due nazionali coreane, disputata lo scorso mese in Corea del Nord, in uno stadio vuoto e senza che fossero presenti giornalisti internazionali.

LA PARTITA – La finale è stata poi ulteriormente rinviata dal 2 al 4 novembre e alla fine non si è giocata neanche in Cina. Si è infatti scelto di disputarla in Malesia, paese che almeno fino a un paio di anni fa (prima dell’assassinio del fratello di Kim proprio a Kuala Lumpur) aveva ottime relazioni diplomatiche con la Corea del Nord. Il che però non è bastato ai nordcoreani. L’espulsione al minuto 26 del portiere An Tae-Song (per fallo da ultimo uomo) li ha costretti a giocare in inferiorità per buona parte del match e alla fine i libanesi sono passati al minuto 75 con un gol di testa di Issah Yakubu su azione di calcio d’angolo, aggiudicandosi il trofeo. Ma, nonostante tutto, è comunque stata una finale da ricordare anche per le statistiche: si tratta della prima in assoluto per una squadra nordcoreana e anche della prima affermazione nel torneo per una squadra libanese, dopo due finali perse da Nejmeh e Safa Beirut.

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