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Un dirigente del Mainz racconta Klopp: “Persona autentica, non recita una parte. E trae forza dalle sconfitte”

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Che tipo è davvero Jürgen Klopp? Un istrione capace di recitare alla perfezione la parte del leader carismatico, o una persona che non mette filtri al suo modo di essere? Prova a spiegarlo Christian Heidel, dirigente del Mainz che lo conosce...

Redazione Il Posticipo

Che tipo è davvero Jürgen Klopp? Un istrione capace di recitare alla perfezione la parte del leader carismatico, o una persona che non mette filtri al suo modo di essere? A questo interrogativo prova a dare una risposta Christian Heidel, dirigente del Mainz, che conosce il tecnico tedesco dai tempi in cui Klopp si è seduto per la prima volta sulla panchina del club. E parlando al Sun, Heidel fa un ritratto splendido del suo amico "Kloppo".

AUTENTICO - In primis, sottolineando il punto principale della domanda. “È una persona autentica. Non è uno che si sveglia la mattina e pensa a che essere umano sarà quel giorno. Ha competenze sociali e un'intelligenza emozionale enorme. Sa che può trarre forza dalla sconfitte. E ne ha vissute alcune, sia qui a Magonza, che a Dortmund che nei primi tempi al Liverpool. È facile per lui tramandare la sua filosofia di vita ai tifosi, alla squadra e a tutti quelli che lavorano per il suo club. Il messaggio arriva forte e chiaro, perchè viene dal cuore". Insomma, chi pensa che Klopp sia molto costruito, si sbaglia. "Siamo amici da tanto e lo conosco bene. E posso dirvi che non interpreta una parte, ma 'è'. Non è un attore e non cambia idea e modo di fare a seconda di chi c'è accanto a lui in quel momento. È quello che è e non cambia, questo è il nostro Kloppo. La sua autenticità lo rende un personaggio forte, che sa scavare dentro se stesso per creare emozioni. E la gente questo lo sente. È questo che attrae di lui, che lo fa legare con tutti".

MAI SOLO PAROLE - E poi è uno che rispetta la parola data. "Ho un esempio che riguarda i suoi primi tempi con noi. Nella prima stagione intera, dopo quella in cui lo abbiamo promosso allenatore e ci siamo salvati, pensavamo di arrivare in Bundesliga per la prima volta nella storia del club. Alla penultima giornata potevamo farcela, ma a fine campionato non ci siamo riusciti. Quel giorno abbiamo perso e quando siamo tornati a Magonza c'erano 10mila persone che piangevano. Ma lui ha detto 'ieri abbiamo avuto un grosso problema, nella prossima stagione saremo noi un problema per gli altri'". Più facile a dirsi che a farsi, ma Klopp sa come convincere chi gli sta vicino. "La gente gli ha creduto, ma l'anno dopo non siamo stato promossi, per un gol segnato all'ultimo minuto quando l'Eintracht Frankfurt ha battuto il Reutlingen per 6-3. E comunque lui si è presentato davanti alla gente, gli hanno creduto di nuovo e al terzo tentativo ce l'abbiamo fatta. Le sue non sono mai solo parole, ci crede con la testa e con il cuore. È un talento quello di convincere i calciatori e le persone che lavorando duramente il successo arriva".

RIALZARSI - Anche se le delusioni non sono mai mancate. "Mi ricordo che la gente diceva che non avrebbe mai vinto una finale, perchè ne ha perse molte. Ma ha vinto la Champions League e sarò a Parigi per vedere se ci riuscirà di nuovo. Ha vinto la League Cup, la FA Cup e ha perso un'altra Premier League di un soffio. Al Mainz, al Borussia, al Liverpool, è sempre andata così: comincia con grandi problemi e ne esce vincente". E se qualcuno si aspetta un Klopp deluso dopo la Premier persa in volata, ha capito decisamente male. “Non è deluso. Apprezza molto Pep e sapeva che il City avrebbe battuto l'Aston Villa, quindi per lui è tutto a posto. Ora è concentrato solo sulla finale. E Klopp è uno che si rialza, trae forza dai fallimenti. La storia della sua vita è quella di cadere, rialzarsi e vincere". E a Liverpool non vedono l'ora di capire se sarà così anche a Parigi.