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Ujkani, il Kosovo e una storia da raccontare: “Ci hanno detto ‘scappate, arriva la guerra’. Ma molti della mia famiglia sono rimasti…”

PALERMO, ITALY - AUGUST 23:  Samir Ujkani goalkeeper of Genoa looks on during the Serie A match between US Citta di Palermo and Genoa CFC at Stadio Renzo Barbera on August 23, 2015 in Palermo, Italy.  (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)

Nato in Jugoslavia, cresciuto in Belgio, nazionale albanese e ora portiere e capitano del Kosovo. Samir Ujkani, estremo difensore del Torino, ha una storia davvero particolare. E tocca a lui guidare la sua nazionale nelle qualificazioni mondiali...

Redazione Il Posticipo

Nato in Jugoslavia, cresciuto in Belgio, nazionale albanese e ora portiere e capitano del Kosovo. Samir Ujkani, estremo difensore del Torino, ha una storia davvero particolare. E tocca a lui guidare la sua nazionale nelle qualificazioni mondiali. Dopo la sconfitta nel primo match contro la Svezia di Ibra, il compito è ancora più complicato: c'è la Spagna di Sergio Ramos da affrontare. Ma in un'intervista a Marca, Ujkani spiega perchè il Kosovo ha una marcia in più. E racconta degli anni della guerra, che lo hanno aiutato a scegliere la sua nuova nazionale quando ne ha avuto la possibilità.

KOSOVO - "Sono nato in Kosovo, che era parte della Jugoslavia. Nel 1994 siamo scappati per colpa della guerra e siamo arrivati in Belgio. Sono cresciuto lì e potevo scegliere se giocare con la nazionale albanese o con quella belga. Ho scelto l'Albania perché la mia famiglia è albanese-kosovara e il Kosovo non esisteva ancora. Ho giocato 20 partite con la nazionale albanese, ma giocare con la maglia del mio paese era un sogno, per cui quando il Kosovo è stato riconosciuto come paese ho cominciato immediatamente le operazioni burocratiche per cambiare nazionale. Sono stato il primo a farlo, anche se potevamo giocare solo amichevoli". Una scelta legata anche agli orrori della guerra. "Ho perso tanti familiari, ho visto cose terribili e ho visto tante persone soffrire e quindi voglio aiutare a dare un'immagine positiva del Kosovo e della sua gente. Questo è uno degli obiettivi della nostra nazionale, mostrare al mondo la nostra mentalità, le nostre tradizioni e che la gente del Kosovo è aperta e solidale. Siamo brave persone. E il calcio può aiutarci a dimostrarlo".

 SOUTHAMPTON, ENGLAND - SEPTEMBER 10: Vedat Muriqi of Kosovo scores his sides third goal from the penalty spot during the UEFA Euro 2020 qualifier match between England and Kosovo at St. Mary's Stadium on September 10, 2019 in Southampton, England. (Photo by Clive Mason/Getty Images)

GUERRA - Una storia personale, quella di Ujkani, che fa rabbrividire. "Ho perso due zii e le loro mogli, anche la moglie di mio cugino con la sua bambina. In fondo sono cose terribili, che in guerra succedono. Abbiamo perso tutto, perché le abitazioni della mia famiglia nella nostra città sono state rase al suolo. La mia famiglia ha dovuto ricominciare da zero. Mio padre è riuscito a portarci in Belgio, un paese a cui devo moltissimo. Eravamo persone senza casa, senza lavoro, come tanti altri kosovari in giro per l'Europa, ma ci hanno aiutato moltissimo". Ma non tutti sono stati così fortunati. "Prima della guerra hanno accusato mio padre di qualcosa che non aveva fatto. Aveva un buon lavoro, ma gliel'hanno tolto. Per fortuna ha trovato un giudice serbo che era una brava persona e che gli ha detto: 'scappa, perchè arriva la guerra'. Abbiamo avuto questa fortuna, un anno dopo è arrivato l'inferno e noi eravamo già in Belgio. Ma molti dei nostri familiari non se ne sono voluti andare, perché avrebbero dovuto lasciarsi indietro tutto quello per cui avevano lottato: la terra, la casa, la famiglia. Mio padre disse che non gli importava nulla e che non avrebbe rischiato la vita di sua moglie e dei suoi figli". E Ujkani e gli altri giocano anche per chi non ce l'ha fatta.