Trippier, chi la dura la vince: “Quando il City mi ha scaricato ero distrutto, ma la mia carriera è partita da quell’addio”

Trippier, chi la dura la vince: “Quando il City mi ha scaricato ero distrutto, ma la mia carriera è partita da quell’addio”

Kieran Trippier, stella del Tottenham e della nazionale inglese, si racconta e sottolinea come nel calcio non si debba mai dare nulla per scontato. Una filosofia imparata messa in pratica nel momento più difficile della sua carriera.

di Redazione Il Posticipo

Durante il mondiale gli inglesi hanno definito il nuovo Beckham. Sarà per i capelli, che ricordano vagamente quelli dello Spice Boy nel periodo in cui aveva deciso di…darci un taglio. O forse è merito dei suoi calci di punizione, che hanno letteralmente trascinato i Tre Leoni a un passo dalla finale. In ogni caso, per Kieran Trippier quell’etichetta ben si adatta, perchè qualcosa in comune c’è, nonostante il calciatore del Tottenham giochi almeno qualche decina di metri indietro rispetto al…termine di paragone. Strade inverse per i due. Da Londra a Manchester Beckham, dal nord a sud per il quasi ventottenne terzino. Che è esploso abbastanza tardi…per colpa del City.

LASCIATO ANDARE – Trippier si racconta al Daily Mail e sottolinea come nel calcio non si debba mai dare nulla per scontato e che ogni momento è prezioso. Una filosofia imparata vedendo suo fratello maggiore smettere di giocare a causa di un gravissimo infortunio. E messa in pratica nel momento più difficile della sua carriera. Al Manchester City si dice un gran bene di lui, ma il club non ci crede abbastanza. Sulla destra arriva Zabaleta e per Trippier non c’è modo di entrare in prima squadra. E come spesso accade, il ragazzo viene lasciato andare alla soglia dei vent’anni, più della metà dei quali passati con la maglia dei Citizens. “Ero distrutto, pensavo che avrei avuto un’opportunità e invece… Ma tutto accade per una ragione. E andare al Burnley è stata la scelta migliore della mia vita. Ho giocato sempre e sono maturato molto come calciatore. Ho dovuto fare un passo indietro per fare un passo avanti. Tutto è cominciato dall’addio al City“.

ESPERIENZA DA RACCONTARE – E quindi nessuno come Trippier sa quanto la carriera dei giovanissimi, anche quando sono circondati da altissime aspettative, possa prendere una piega negativa in un attimo. Per questo, riporta il Daily Mail, partecipa spesso a eventi che coinvolgono i ragazzi: per raccontare la sua storia. “Ci sono calciatori che hanno tutta l’abilità possibile, sono ritenuti i migliori del proprio vivaio, ma poi intorno ai vent’anni spariscono dai radar. A quell’età tutte le attenzioni convergono su di te e questa pressione può essere difficile da controllare. I giovani hanno bisogno di avere attorno a sè le persone giuste. E di vivere ogni giorno pienamente, senza dare nulla per scontato“. E a proposito delle persone giuste, suo fratello ha lasciato il calcio, ma resta comunque una parte fondamentale della vita di Trippier. E se prima era il terzino degli Spurs a seguire la carriera del fratello maggiore, viaggiando in caravan assieme alla mamma per tutta l’Inghilterra, ora i ruoli si sono invertiti. “Mio fratello è la persona su cui posso contare. Se gioco bene me lo dice, se gioco male anche. È il tipo di persona di cui ho bisogno: qualcuno che sappia davvero chi sono“.

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