Si ritira Tomas Rosicky: e alla fine nella gabbia non rimase nessuno

È la fine di un’era. L’addio del Piccolo Mozart chiude il sipario sulla generazione di fenomeni che ha reso magico il calcio nei due decenni a cavallo dell’anno 2000.

di Francesco Cavallini

È la fine di un’era. Per il calcio ceco, certamente, ma non solo. Il fatto che Tomas Rosicky, 37 anni compiuti da poco, abbia appeso gli scarpini al chiodo ha molti altri significati. Intanto, costringerà Andrea Stramaccioni, allenatore dello Sparta Praga, a fare a meno del suo calciatore più talentuoso. Ma, volendo privilegiare l’aspetto romantico della questione, si ritira il Piccolo Mozart, uno dei giocatori forse più sottovalutati della sua generazione, mai del tutto compreso dagli addetti ai lavori. Ma di lui qualcuno si era accorto. Prima il Borussia Dortmund, poi l’Arsenal. E nel frattempo, anche la Nike. Che è il motivo principale perchè l’addio di Rosicky è così romanticamente importante.

Rosicky e gli altri nella gabbia

A cavallo del nuovo millennio, l’azienda statunitense aveva cominciato a produrre spot sempre più spettacolari, dei veri e propri cortometraggi, che naturalmente deliziavano gli appassionati. Impossibile dimenticare il Brasile che dà spettacolo in un aeroporto, o l’invasione aliena sventata da un destro di Cantona, con tanto di colletto alzato e “au revoir”. Poi, nel 2002, è arrivata la gabbia. Un torneo di calcetto all’interno di una struttura metallica, un tre contro tre ad eliminazione. E delle squadre che avrebbero disintegrato la concorrenza, se non si fossero affrontate tra loro. L’elenco dei partecipanti comprende almeno quattro Palloni d’Oro (passati o futuri), ma anche…esatto, Tomas Rosicky.

Prima Totti, poi il Piccolo Mozart

Che con il suo ritiro chiude ufficialmente un ciclo, quello dei talenti che hanno fatto innamorare gli appassionati di calcio nei circa vent’anni che intercorrono tra il crollo dell’URSS e la crisi economica mondiale. L’ultimo di quella nidiata di campioni ad essere ancora in campo era proprio il ceco, che ha battuto Francesco Totti di qualche mese. I suoi due compagni di squadra (il team “Tutto Bene”) nello spot, Fabio Cannavaro e Rio Ferdinand, un duo composto con l’unica ed evidente missione di recuperare la palla e lanciare il Piccolo Mozart, lo hanno preceduto rispettivamente di cinque e due stagioni. E nel cast c’è anche chi, come Luis Enrique, ha fatto anche in tempo a diventare allenatore e vincere il triplete alla guida del Barcellona.

Ci sarebbe ancora Dinho, ma…

In realtà, a voler cercare il pelo nell’uovo, ci sarebbe ancora in lizza Ronaldinho. Ma il Pallone d’Oro 2005 è svincolato ormai dal 2015 e, pur non avendo mai annunciato ufficialmente l’addio, ormai gioca solo partite di esibizione. E quindi l’ultima sinfonia del Piccolo Mozart, tornato per chiudere la carriera nel club che lo ha cresciuto, ma a cui non ha potuto donare molto altro a causa di un infortunio cronico, fa idealmente calare il sipario su questa generazione di fenomeni e chiude per sempre la gabbia. Niente più giocate spettacolari, colpi di tacco e terzetti da sogno. Certo, si potrebbe ricreare lo stesso concetto. Ma non sarebbe la stessa cosa. E d’ora in poi, non potrà più esserlo.

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