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Tevez: “Ferguson si crede il Re d’Inghilterra impossibile discuterci”. Quel cartellone però…

L'Apache non è mai stato esattamente uno stinco di santo e alcuni aneddoti rivelano un carattere piuttosto irascibile e rancoroso. Come quando espose il cartello "RIP Fergie"...

Redazione Il Posticipo

Tevez e Ferguson. Un rapporto perlomeno complicato. In una lunga intervista rilasciata a Marca il calciatore argentino ripercorre alcune fasi della sua carriera. Il periodo allo United fu molto particolare, contrassegnato da un rapporto di amore e odio con Ferguson.

ROMA - Il rapporto fra i due si è rotto prima della finale di Champions del 2009, che l'Apache ha visto dalla panchina: "Era impossibile discutere con Ferguson, perché uscivi sempre sconfitto dal dialogo. Ha fatto un errore lasciandomi in panchina nella finale di Roma. Quella è stata l'unica finale che la squadra ha perso da quando sono arrivato, ma lui si crede il presidente dell'Inghilterra". Uno sgarbo che l'attaccante argentino non ha dimenticato...

RIP - Qualche anno dopo Tevez vince una Premier storica a Manchester, ma con la maglia del City. Un successo maturato al termine di una stagione indimenticabile, con una rete a tempo quasi scaduto che ha regalato un titolo atteso 44 anni proprio al fotofinis con lo United. Tevez non dimentica il suo "vecchio" maestro e nel giorno delle celebrazioni del titolo si presenta con in mano uno striscione piuttosto discutibile. "RIP Fergie". Successivamente, sia il giocatore che il club si sono scusati. "Mi sono lasciato trasportare dall'emozione del momento e, certamente, non era mia intenzione mancare di rispetto ad Alex Ferguson, che ammiro come uomo e come allenatore". Scuse più o meno sentite...

MIRACOLATO - Una carriera e una vita vissuta ben oltre le righe fra dissapori con gli allenatori, liti e incidenti. Una testa calda. Come ammette lo stesso Tevez, il pallone lo ha salvato dalla strada. Il quartiere che lo ha visto crescere, Fuerte Apache, è ancora un vivo ricordo. "Sono cresciuto circondato da persone umili. Sono stato educato per strada e non a scuola, molto di ciò che sono devo a Fuerte Apache. Non avevamo cibo ma qualcuno, in qualche modo, ti trovava sempre latte, pane, patate, si condivideva quel poco che si aveva. Un ricordo che mi porto sempre dentro, anche se ora faccio parte dell'èlite calcistica".