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Terry elogia Ancelotti: “Come lui non c’è stato nessuno nella mia carriera”

Difficile, veramente complicato trovare qualcuno che non abbia parole di stima per Carlo Ancelotti. E anche a Stamford Bridge, Ancelotti ha lasciato ottimi ricordi nei suoi calciatori. Il suo ex capitano John Terry ha spiegato che il suo rapporto...

Redazione Il Posticipo

Difficile, veramente complicato trovare qualcuno che non abbia parole di stima per Carlo Ancelotti. Il tecnico del Napoli è stato apprezzato pressochè ovunque nella sua lunga carriera e persino in squadre in cui, in fin dei conti, ha fallito (Juventus e Bayern Monaco), magari non ha lasciato un buon ricordo sul campo, ma è rispettato come uomo di sport. Al Chelsea la sua avventura è durata solo due anni, ma nella prima stagione ha vinto Premier League e FA Cup. Poi la stagione successiva non è andata benissimo e il rapporto con il club di Abramovich si è chiuso relativamente presto.

GESTIONE DEGLI UOMINI - Ma anche a Stamford Bridge, Ancelotti ha lasciato ottimi ricordi nei suoi calciatori. E il suo ex capitano John Terry, parlando a The Coaches' Voice, ha spiegato che il suo rapporto con il tecnico (anzi...con Carlo) è stato splendido. "Quello che ho davvero adorato di Carlo è stata la sua capacità di gestire gli uomini. E anche il modo in cui si è adattato, perchè il suo modo di allenare probabilmente non era perfetto per il calcio inglese. Ma si è adattato molto bene e quando parlava con me, con Frank Lampard e con Didier Drogba cercava di capire cosa pensavamo di quel che ci diceva. 'Questa tattica è troppo dispendiosa per i calciatori? Stiamo lavorando troppo su questo?'".

MAI NESSUNO COME LUI - Parole importanti, perchè in carriera John Terry ha avuto come allenatori anche Josè Mourinho, Antonio Conte, Felipe Scolari e Guus Hiddink, ma nessuno ha lasciato un segno così importante nella visione del calcio dell'ex capitano del Chelsea. "Non ho mai avuto un allenatore in carriera come lui, uno che abbia davvero chiesto consiglio ai calciatori e che abbia dato loro anche un minimo di responsabilità. Come calciatori, naturalmente, eravamo abituati che quando le cose non andavano bene era colpa del manager, non colpa nostra. Ma con Ancelotti sapevi che la responsabilità era su di te, inteso come parte di un gruppo. E anche lui ne faceva parte. Il senso di unità era incredibile e ovviamente abbiamo anche vinto cose importanti con lui". Un altro trofeo nell'armadietto di Re Carlo!

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