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Tebas fra allarme e ultimatum: “Si perdono 1000 milioni. Se c’è l’ordine, si gioca”

Javier Tebas a metà fra allarme e ultimatum. Il presidente della Liga analizza gli scenari e sciorina cifre. In sintesi: si deve giocare.

Redazione Il Posticipo

Javier Tebas a metà fra allarme e ultimatum. Il presidente della Liga, come riportato da AS,  ha risposto ad alcune domande riguardanti la situazione del calcio in Spagna. Il dirigente non lascia molto spazio alle interpretazioni: "La pandemia non è solo sanitaria, ma anche economica. Potrebbe esserci una grave crisi, capace di distruggere molti posti di lavoro. Il calcio professionistico genera l'1,37% del PIL e 180.000 posti di lavoro diretti, indiretti o indotti. Dobbiamo ridurre i danni. Ecco perché vogliamo tornare al più presto.  Se non è possibile giocare di nuovo il danno sarà sui 1000 milioni di euro".

PROTOCOLLO - Tebas ha anche analizzato il protocollo: "Tutti i club saranno vincolati dalle stesse regole approvate dalle autorità sanitarie. Dobbiamo farci trovare preparati quando ci daranno l'ok. L'esecuzione del protocollo è molto importante. Le regole devono essere rispettate anche dai media audiovisivi. Non è facile, tutto deve essere svolto nel modo migliore. Ogni club ha designato un coordinatore delle crisi e un referente proprio per questo. E qualora un club rifiutasse di giocare incorrerebbe in sanzioni. Quando ci danno l'ordine di poter giocare e c'è qualcuno che non vuole farlo, è come un'assenza. Quindi consiglio di stare molto attenti".

PORTE CHIUSE E CONTRATTI  - Il tutto rigorosamente a porte chiuse. E resta il nodo legato ai contratti. "Porte chiuse probabilmente fino a dicembre. I contratti devono essere estesi oltre il 30 giugno. Crediamo se la stagione è prolungata, si allungheranno automaticamente. Ciò influenzerà i limiti salariali e il mercato per la vendita dei giocatori.  Molti club traggono sostegno dalla vendita dei giocatori e questo potrebbe influire".  Non è da escludere anche l'ipotesi peggiore. La sospensione. "Dobbiamo muoverci seguendo lo scenario. Oggi non è questo. Né la UEFA né la Lega lo hanno sollevato. Fino al 27 maggio non è previsto. So che qualche campionato lo ha fatto. Non li abbiamo considerati. Rispettiamo l'integrità. Potremmo andare oltre il 31 luglio anche perché non è prevista alcuna riforma strutturale. Il modello è composto da 20 club con dieci mesi di competizione e non cambierà".