Taibi racconta il suo United, tra rimpianti e…amici : “Errore mio andarmene, Sir Alex mi chiese di restare. Keane ha parlato di me nel suo libro…”

Massimo Taibi, passato dal Venezia ai Red Devils nel 1999, poteva dare molto al club inglese. Ma alcuni problemi familiari, più qualche prestazione non proprio positiva, hanno fatto sì che la sua esperienza in Premier League sia durata solo sei mesi. Abbastanza però per ricordare con affetto alcune figure del club

di Redazione Il Posticipo

A Manchester, sponda United, lo chiamano ancora “The Blind Venetian”, il veneziano cieco, un gioco di parole con le tende da finestra. E dire che Massimo Taibi, passato dal Venezia ai Red Devils nel 1999, poteva dare molto al club inglese. Ma alcuni problemi familiari, più qualche prestazione non proprio positiva, hanno fatto sì che la sua esperienza in Premier League sia durata solo sei mesi. Abbastanza però per ricordare con affetto alcune figure del club. Taibi ha spiegato ad American Gambler cos’è che non è andato nel suo periodo allo United.

ERRORE – A distruggere il suo sogno è stato un problema familiare, che lo ha convinto a tornare in Italia.”Lasciare lo United è stata una mia scelta al 100%. Avevo un contratto di quattro anni. Mi ricordo che Teddy Sheringham, che sapeva che avevo grossi problemi in famiglia, mi ha chiesto di rimanere. Anche Sir Alex Ferguson mi ha pregato di aspettare, di tornare in Italia per due settimane, risolvere i problemi e tornare a Manchester. La squadra doveva andare in Brasile per il mondiale per club e mi disse: ‘Non serve che tu venga con noi, resta a casa e prenditi il tempo di risolvere i problemi, ci vediamo quando torniamo’. Ma in quel momento i miei problemi erano troppo grandi e ho deciso di andarmene. Ed è stato un errore, perchè Ferguson e i compagni hanno provato ad aiutarmi. In Italia un tipo di considerazione dal punto di vista umano come quella mostrata da Sir Alex non esiste. Ma io sono stato troppo impulsivo, mi sono reso conto solo dopo che non avrei comunque risolto i miei problemi . Se fossi rimasto in Inghilterra sarebbe andata alla stessa maniera. Ma era troppo tardi ed è l’unico rimpianto che ho nel calcio”.

AMICI – Dunque, nulla a che vedere con alcuni interventi da dimenticare, come il gol preso dal Southampton con Le Tissier che gli fa passare il pallone tra le gambe. Anzi, Sir Alex l’aveva presa anche molto bene. “Ferguson non aveva nessun problema, mi ha abbracciato e mi ha detto di non preoccuparmi, che sono cose che succedono. Anche per me non era un errore clamoroso, almeno non così clamoroso da segnarmi a vita, è una cosa che succede ai portieri. Il pallone ti passa sotto le gambe, è ridicolo, ma succede spesso. Non ero il primo, non sarei stato l’ultimo, è un incidente di percorso, non un errore”. Un’esperienza breve ma intensa e che gli ha lasciato…un amico inaspettato. “Roy è una persona straordinaria, piena di carisma. Guidava davvero la squadra. Certo, quando si arrabbiava poteva dare fastidio, ma almeno si assicurava che lo rispettassero. Ma tutto lo spogliatoio era pieno di leader come Giggs, Beckham e ovviamente Keane, si sono tutti presi cura di me. E Keane nel suo libro ha parlato bene di me, nonostante io sia stato lì solo sei mesi. Mi ha conosciuto bene nello spogliatoio. Roy non è assolutamente un cattivo ragazzo, era il primo che ti aiutava ad ambientarti”. Non certo il Keane che molti descrivono…

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