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Svezia, il paese dove i calciatori aiutano le calciatrici rinunciando allo stipendio

STOCKHOLM, SWEDEN - JULY 25: Olivia Schough of Djurgarden warms up prior to the Damallsvenskan match between Djurgardens IF DFF and Kristianstad DFF at Stockholm Olympic Stadium on July 25, 2020 in Stockholm, Sweden. (Photo by Linnea Rheborg/Getty Images)

Bel gesto dei professionisti di A e di B scandinava, per aiutare il calcio femminile.

Redazione Il Posticipo

La Svezia, dove i calciatori aiutano le calciatrici. Secondo quanto riportato dal Mundo Deportivo, i calciatori dei club di prima e seconda divisione hanno rinunciato a metà dello stipendio che gli proviene dalla federazione per ovviare alle difficoltà delle colleghe.

DAMALLSVENKAN - Il campionato femminile svedese è amato e seguito nel paese scandinavo. E la nazionale è da sempre un fiore all'occhiello dello sport nazionale ma il movimento calcistico in rosa attraversa in momento di gravissima crisi legato all'impatto economico generato dalla pandemia. Fra Svezia e Covid c'è sempre stato un rapporto difficile. Adesso scivolato su un terreno molto pericoloso. In Svezia, infatti, nelle ultime due settimane il numero dei positivi è raddoppiato. E quattro grandi Regioni, incluse quelle che comprendono le città di Stoccolma, Göteborg e Malmoe, i grandi poli calcistici del paese, sono state inserite nei divieti.

SOLIDALI - Proprio per questo, con una iniziativa del tutto inedita, la Federazione ha annunciato che i calciatori dei club di Prima e Seconda Divisione hanno deciso di dispensare la metà delle entrate che ricevono dalla Federazione in modo che venga riutilizzata per pagare gli stipendi delle calciatrici del campionato femminile.

APPLAUSI - La notizia è stata annunciata da Karl Erik Nilsson, presidente della Federcalcio svedese. La somma raccolta è di 490000 euro, abbastanza per immettere un po' di liquidità nelle casse del calcio femminile. Una notizia che non ha lasciato indifferente il mondo dello sport locale, che ha già indicato la Svezia come modello da seguire. L'accordo, sostenuto dal governo, si unisce anche ad un ulteriore giro di vite per prevenire la diffusione della pandemia. Tuttavia la curva del contagio non accenna ancora a calare.