Kevin Strootman, la lavatrice che viene…da Testaccio

Quando c’è il derby, l’algido ragionatore del centrocampo giallorosso, la lavatrice in grado di gestire con lucidità anche i palloni più complicati, si trasforma. In un vero tifoso della Roma.

di Francesco Cavallini

L’uomo di ghiaccio, l’olandese, il professionista esemplare. Kevin Strootman è così, pone il lavoro sopra ogni cosa ed è sempre preciso, puntuale, in campo e fuori. Poi però arriva una settimana in cui tutto cambia. In cui la distanza da Ridderkerk a Roma sembra azzerarsi. Quei giorni in cui l’algido ragionatore del centrocampo giallorosso, la lavatrice in grado di gestire con lucidità anche i palloni più complicati, si trasforma. Sarà un retaggio del passato con lo Sparta Rotterdam, dei tempi l’unica occasione di dare soddisfazione ai tifosi era il match con i rivali cittadini del Feyenoord, ma quando c’è il derby, Strootman diventa un altro. Kevin da Testaccio, più che dai Paesi Bassi.

Il derby dello scorso anno: gol e scaramucce

Basta tornare alla stracittadina di andata della scorsa stagione. Due a zero per la Roma, con prima rete, toh, sorpresa, di Kevin Strootman. Una rete fatta di astuzia e di cattiveria agonistica, in cui l’olandese sposta quasi con la forza Dzeko per impadronirsi della palla incautamente persa da Wallace. E poi il colpo lo sotto, la palla in rete e la liberazione da un incubo. Il gol nella partita più importante, davanti ai propri tifosi e soprattutto dopo i gravi infortuni. Un’esultanza prolungata sotto la Sud che vale bene il giallo, ma che genera più di qualche polemica. L’acqua in faccia a Cataldi, lo strattone del laziale e la rissa sfiorata. Comportamenti che in un derby sono più che frequenti, ma che ci si aspetta da altri giocatori. Da un Totti, da un De Rossi. Insomma, da un tifoso.

Kevin Strootman, calciatore passionale

Ed il punto forse è proprio quello. Il bacio alla maglia, la corsa sotto il settore più caldo, ma anche le scaramucce con l’avversario. Tutta roba da derby, ma soprattutto azioni di stomaco, di cuore. Lontane dall’idea del calciatore che ormai è a Roma da cinque stagioni. Un giocatore che dentro è sempre stato particolarmente fumantino, ma che ha smussato lati del suo carattere che potevano impedirgli una carriera ad altissimi livelli. Quando era ancora in Olanda, i compagni lo filmarono per un quarto d’ora per dimostrargli che come capitano era troppo irruento con gli arbitri. Preso atto dell’errore, Strootman ha cercato di cambiare. Ma dentro un fisico da cyborg, batte un cuore passionale.

Se c’è il derby, la lavatrice cambia il programma

Che nel derby si esalta ancora di più. Per lui è l’ottava stracittadina, con uno score di tre vittorie, due pareggi e altrettante sconfitte, entrambe maturate nella scorsa stagione. In cui, oltre alla rete nel match di andata, c’è stata anche la discussa simulazione nella partita di ritorno, che gli è costata una squalifica di due giornate. Tra l’altro, difficilmente l’olandese è uscito disciplinarmente intatto dal derby. L’ammonizione, quando Strootman vede biancazzurro, non è quasi quotata. Ma in un derby ci vuole anche e soprattutto questo. La voglia di superare l’avversario o, se non altro, di impedirgli di vincere. Una determinazione feroce, che in un match che è imprevedibile per definizione, può fare la differenza. E che almeno un paio di volte l’anno, cambia il programma della lavatrice. Niente lavaggio classico o per panni delicati. Per la Lazio, meglio una bella centrifuga.

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