Sticchi Damiani: “La scelta di giocare a porte chiuse è contraddittoria. Riapriamo gli stadi”

Il presidente del Lecce sposa l’idea di permettere un accesso anche limitato al pubblico e ritiene che il calcio sia penalizzato da un decreto che permette di aprire ristoranti, teatri e locali

di Redazione Il Posticipo

Saverio Sticchi Damiani preme per la riapertura degli stadi.  Il presidente del Lecce sposa l’idea di permettere un accesso anche limitato al pubblico e ritiene che il calcio sia penalizzato da un decreto che permette di aprire ristoranti, teatri e locali. Le sue parole sono riprese dal Quotidiano della Puglia.

TIFOSI  – Sticchi Damiani ritiene che la scelta di giocare a porte chiuse sia contraddittoria.  “Il calcio con gli stadi chiusi al pubblico perde gran parte della sua magia ed è una contraddizione che lascia grande rammarico se rapportata alle misure adottate per le riaperture di discoteche, cinema e teatri. Ritengo che il mondo del calcio, in una situazione relativamente tranquilla come questa, debba gradualmente far ritornare la gente negli stadi”

PENALIZZATI  – L’assenza di pubblico penalizza anche le società. “Alla mancanza di supporto e calore del pubblico per la squadra, si aggiunge un danno economico. Sia per quota di biglietti che avremmo potuto vendere in un big match come quello contro il Milan, sia perché nel proseguo della stagione ci sarà da risolvere la questione degli abbonati, privati delle partite allo stadio”. E c’è anche il lato emotivo. “Il Lecce ha centrato salvezze entusiasmanti in un contesto e con una cornice di pubblico che hanno letteralmente trascinato la squadra. Sarebbe un peccato, specie per le ultime di campionato quando potrebbero esserci in palio punti decisivi per la salvezza, disputare gare che dal punto di vista ambientale somigliano più ad un allenamento”.

RIENTRO – In virtù di queste considerazioni Sticchi Damiani non… chiude le porte. E chiede appoggio. “È un obiettivo condiviso di tutte le società di Serie A. Quanto deciso mi sembra una misura poco coerente anche perché impianti come quello di Lecce, con oltre 30mila posti, possono garantire una ripartenza graduale e sicura”.

 

 

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