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Stendardo: “Non importa quali stipendi tagliare, ma guardare alla sostenibilità del sistema”

Guglielmo Stendardo, ex calciatore e oggi avvocato, ha analizzato il momento vissuto dal calcio e le conseguenze legate all'impatto generato dalla diffusione del Coronavirus.

Redazione Il Posticipo

Guglielmo Stendardo, ex calciatore e oggi avvocato, ha parlato ai microfoni di Radio Bianconera per analizzare il momento vissuto dal calcio e analizzare le possibili conseguenze legate all'impatto generato dalla diffusione del Coronavirus che ha paralizzato il sistema calcistico italiano.

GESTIONE - L'ex giocatore di Lazio e Atalanta pensa anche a come gestire il post emergenza. "Viviamo un momento drammatico ed è complicato parlare di calcio, ma noi abbiamo il dovere di farlo perché viviamo in questo mondo e ne parliamo. Credo che si dovrebbero eliminare personalismi e polemiche sterili. Serve una profonda riforma strutturale. Non si deve pensare a quante mensilità tagliare, ma alla sostenibilità di un sistema che rappresenta una delle prime aziende del nostro Paese".

UNITI - Stendardo spiega che l'azione debba essere congiunta. E che la soluzione copra l'intero panorama calcistico nazionale. La Serie A è la più ricca, ma non è l'unica categoria chiamata a trovare la chiave che possa chiudere la porta alla crisi. "Bisogna trovare una soluzione sostenibile per l'universo calcistico. Dunque tenendo conto non solo della Serie A. Ogni categoria ha le sue peculiarità e bisogna che per ciascuna di esse vi siano delle valutazioni differenti. Noi apprezziamo l’accordo che la Juventus è riuscita a trovare con i giocatori, ma credo anche che questi accordi vanno sottoscritti singolarmente davanti a un tribunale del lavoro o con contratti ex novo. Io credo che il tema vero sia la sostenibilità di un sistema che è inevitabilmente destinato a soffrire”.