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Spezia, senti Platek: “Mi sento Supermario, ogni giorno una sfida. Inseguiamo il modello Sassuolo e Atalanta”

LA SPEZIA, ITALY - MARCH 20: Philip Platek vice president of Spezia Calcio (L) smiles prior to the Serie A match between Spezia Calcio and Cagliari Calcio at Stadio Alberto Picco on March 20, 2021 in La Spezia, Italy.  (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

L'imprenditore è convinto che il calcio italiano sia un movimento in crescita e vuole farne parte per diversi anni.

Redazione Il Posticipo

Arrivato a La Spezia nel febbraio 2021, Philip Platek, quasi un anno dopo, si sente... Supermario. Ogni giorno una sfida nuova e più difficile, ma che lo stimola a migliorare a rendere lo Spezia un modello sostenibile sul modello di Atalanta e Sassuolo. Le parole del presidente del club ligure sono riprese da RMC Sport.

INVESTIMENTO - Lo Spezia, una scelta precisa. L'imprenditore è convinto che il calcio italiano sia un movimento in crescita. "Negli anni '80, '90 sino ai primi anni 2000, l'Italia era l'epicentro del mondo del calcio. Per diversi fattori, l'Italia è stata poi superata dalla Premier League che ha saputo vendere molto bene il suo prodotto e dalla Spagna che ha vissuto della rivalità tra Messi e Ronaldo. Adesso penso che la Premier League resterà dove si trova, ma la Spagna stia scendendo un po', moderatamente, e l'Italia inizierà la risalita. E noi vogliamo esserci".

SUPERMARIO - Salvarsi è una piccola impresa. Sarà ancora più complicato il prossimo anno con il mercato bloccato. "Lavoriamo su un progetto di 10-15 anni. È ovvio che allo Spezia non avremo mai un pubblico come a Milano o Torino. Non mi aspetto di vedere lo Spezia in Coppa dei Campioni tra cinque o dieci anni, ma  Atalanta e Sassuolo sono due buoni esempi. Sassuolo in particolare ricalca la nostra stessa situazione per numero di abitanti e bacino d'utenza. Quando si è in un piccolo mercato come quello, è praticamente un obbligo lavorare sulla valorizzazione di giovani calciatori e rispettare l'equilibrio finanziario. Sinora mi sono sentito come Supermario. Devi evitare le insidie, saltare sulle tartarughe, raccogliere monete e raggiungere la fine del livello. Poi si ricomincia da capo".

PROGETTO - Il progetto tecnico non può prescindere da un certo tipo di allenatore. "I giocatori vanno e vengono, i giocatori anche. Quando Vincenzo Italiano se n'è andato ci siamo rimboccati le maniche senza lasciarci trascinare dal fattore emozionale. E abbiamo puntato su un altro giovane allenatore. Non è un caso. Il criterio è preciso. Nei club più modesti ci sono i giovani. Quindi dobbiamo avere un allenatore a cui piace lavorare con chi ha voglia di esprimersi e mettersi in mostra.  Qui non possiamo avere un allenatore che dice pubblicamente: ho bisogno di un tale giocatore, mi manca questo e un tale calciatore. Thiago Motta ha soddisfatto i nostri criteri"