Spalletti, più nero che azzurro

Spalletti lontano dall’Inter? Impensabile fino a sei settimane fa. Adesso, dopo il caso Pastore, qualcosa si è incrinato. Non è rottura, però c’è da ricucire uno strappo.

di Redazione Il Posticipo

La luna di miele fra l’Inter e Spalletti si è conclusa. Qualcosa si è rotto, specificatamente nel pomeriggio dell’ultimo giorno di mercato. Il mancato arrivo di Pastore ha stizzito (eufemismo) il tecnico toscano. L’Inter non ha la liquidità necessaria, almeno al momento, per piazzare colpi da top club. Le premesse, però, erano diverse. E Spalletti medita scelte clamorose.

Pastore e Brozovic, il pomo della discordia

Il fallimento della trattativa Pastore è il pomo della possibile discordia. Certifica che anche l’Inter si alimenta autofinanziandosi. E non ha intenzione di investire in un progetto vincente. Perlomeno, non a breve termine. Del resto, nessuno ha chiesto al tecnico lo scudetto. Innegabile, però, che, considerata la situazione di classifica a inizio dicembre, Spalletti avrebbe desiderato, perlomeno, giocarsela. E quanto accaduto non gli è andato giù. Così come la società ha digerito a fatica la presa di posizione su Brozovic, praticamente venduto per 28 milioni. Una trattativa saltata che ha il sapore di un “dispetto”. Niente Pastore? Allora niente cessione, con tanto di “giallo”. L’agente del croato tirato giù dalla scaletta dell’aereo per la Spagna. Un bailamme che non avrà fatto piacere all’anima cinese del club. Lo strappo è riducibile, ma servirà del tempo. Anchè perché la campagna di rafforzamento ha portato in dote una scommessa, Rafinha, e una buona riserva, Lisandro Lopez.

Adesso servono nervi saldi

Spalletti lontano dall’Inter, solo sei settimane fa, era qualcosa di impensabile. A febbraio, non è impossibile. Il tecnico toscano, al netto dei diverbi con la Roma e il caso Totti,  ha scelto l’Inter per ambizione personale. Evidentemente fiducioso in una società che sembrava non fare troppo caso alle spese. La gestione di Suning, invece, ricalca quella della Capitale. Acquisti non di primissimo piano, più funzionali al gioco che prestigiosi. E autofinanziamento. Il tecnico di Certaldo ha sopportato un mercato estivo al risparmio, ma rischia di non vivere con serenità l’inverno. Non è un tipo che parla, nè agisce a caso. Prima di SPAL-Inter si è immaginato in nazionale. Poi ha schierato Cancelo a sinistra. Due scelte e altrettanti messaggi: servono rinforzi e cominciano ad affiorare i primi dubbi.

Il vero nemico è il nervosismo

Adesso la vera incognita è lo stress. Spalletti è un allenatore straordinario nello gestire situazioni d’emergenza e trovare alchimie tattiche, ma ha nella tenuta caratteriale e nella gestione dei nervi il proprio tendine d’Achille. Se perde la bussola, non la ritrova facilmente. E quando gli succede, si incarta in scelte e atteggiamenti che ne minano il lavoro. Ecco perchè, in primis, è necessario restituirgli tranquillità, in modo che possa trasmetterla al gruppo. Qualche “segnale” in tal senso è preoccupante. Se Spalletti si farà divorare dal nervosismo, rischia di innescare la “centrifuga” e uscirne…steso.

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