I giusti “homportamenti” – I Dieci Comandamenti di Spalletti

Luciano Spalletti ha sparigliato il tavolo ed ora si gode la vetta, raggiunta grazie alla creazione di una mentalità Inter. Che passa attraverso qualche regola non scritta…

di Francesco Cavallini

È arrivato a Milano come un ciclone, spazzando via le nubi che si erano addensate sull’estate nerazzurra. Luciano Spalletti ha sparigliato il tavolo ed ora si gode la vetta, raggiunta con i suoi ragazzi grazie alla creazione di una mentalità Inter. Che passa attraverso qualche regola non scritta, ma che di certo illumina il cammino della capolista, accompagnata mano nella mano dal suo tecnico.

I Dieci Comandamenti di Spalletti

1. Io sono Luciano Spalletti e sono l’Inter. No, non “dell’Inter”, come ha già ripetuto quando è arrivato alla Pinetina. Spalletti è l’Inter, nel senso che ha il completo controllo della situazione tecnica, ovviamente, tattica (e anche qui ci siamo) e soprattutto ambientale. Rispetto all’allenatore che era prima dell’esperienza in Russia, ha acquisito uno spessore che ora gli permette di essere davvero un manager a tutto tondo. Spessore di cui ora stanno giovando i nerazzurri. 2. Non nominare il nome di Totti invano. Roma è il passato. E qualsiasi cosa sia accaduta tra lui ed il Capitano giallorosso va archiviata. Niente domande dai giornalisti, nessuna dichiarazione, niente di niente. Testa all’Inter e al lavoro quotidiano, se c’è da fare polemica (ed in questo Spalletti è maestro indiscusso) è sul presente e sul futuro. Con buona pace di chi cerca ancora di coinvolgere l’allenatore nerazzurro riguardo la sua seconda esperienza nella Capitale. 3. Ricordati di santificare…Mourinho. I paragoni tra il tecnico di Certaldo e quello di Setubal cominciano a farsi largo nell’immaginario collettivo nerazzurro e in tutta la comunicazione. Ma Spalletti vola (saggiamente) basso e si pone il più possibile lontano dalla figura che più di tutte ha fatto la storia recente dell’Inter. Mou è di un altro pianeta e noi non abbiamo fatto ancora nulla per avvicinarci alla squadra del Triplete. Un discorso realista, ma che tocca anche le corde dell’animo dei tifosi, che quell’Inter ce l’hanno nel cuore e la prendono come modello di perfezione.

spalletti
Spalletti e Mourinho
4. Onora…i giusti “homportamenti”. Lavoro di squadra. Fatica. Voglia di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Se gli mancano queste caratteristiche, un calciatore difficilmente si troverà bene con Spalletti. Il tecnico toscano ama il bel calcio, ma dai suoi pretende sempre il massimo impegno e soprattutto la volontà di aiutarsi l’un l’altro. E la coesione, in campo e fuori, che si è creata nella rosa nerazzurra è il perfetto esempio di come il gruppo deve…homportarsi per piacere a Luciano. 5. Non uccidere le partite. Più che un comandamento, un dato di fatto. Escluso il match con il Chievo, spesso l’Inter di Spalletti si è trovata ad inseguire la vittoria (o il pareggio) fino all’ultimo minuto e poi ha conquistato il risultato con una determinazione feroce e la voglia di non mollare mai. Ovvio che al tecnico piacerebbe sempre vincere 5-0, ma di certo apprezza questo spirito indomito della sua squadra e un po’ ci si rispecchia. 6. Non commettere atti impuri. Niente giocate fini se stesse, la qualità va messa a disposizione della squadra. Anche chi avrebbe lo spirito da primadonna deve impegnarsi come e più degli altri, perchè si gioca, si vince e si perde in undici. E quindi, citando un’espressione di Spalletti che è già entrata nella storia del calcio italiano… Il tacco, la punta…non si vincon mica così i campionati…
Luciano Spalletti
Luciano Spalletti
7. Non rubare i riflettori a Spalletti. L’allenatore è così: costantemente esposto, sia alle lodi che alle critiche. È uno dei primi esponenti della teoria dello spostamento dell’attenzione. Il fuoco incrociato se lo becca tutto lui, non si sottrae dallo scontro dialettico e spesso ha comportamenti sopra le righe, ma così facendo lascia la squadra lavorare tranquilla e senza alcun tipo di pressione. Insomma, funge un po’ da esca mediatica, come faceva Mou. E a questo proposito, vedi il punto 3. 8. Non pronunciare falsa testimonianza, soprattutto al di fuori dello spogliatoio. A Spalletti non piacciono quelli che lui definisce i topini. Quelli che riportano ai giornalisti le dinamiche interne della squadra. Già a Roma il tecnico ha lanciato una crociata al riguardo e anche alla Pinetina non è disposto a fare sconti. Il circolo della fiducia non deve essere spezzato e, se si discute, i panni sporchi vanno lavati in famiglia. 9. Non desiderare…la donna di Icardi. Ironia a parte, è ovvio che un personaggio sopra le righe come Wanda Nara potrebbe, in futuro, collidere con Spalletti se dovesse esserci qualche operazione intorno a Icardi. E in quel caso, sarebbero scintille. Ecco perchè la speranza di tutto l’ambiente nerazzurro è quella di un’armonia continua tra il capitano (e il suo entourage) e l’allenatore. Uno scontro regalerebbe di certo perle comunicative, ma farebbe il male dell’Inter. 10. Non desiderare (troppo) il posto in squadra di altri. Anche perchè Spalletti, anche nella sua esperienza nerazzurra, conferma una tendenza che si era già radicata nei due passaggi a Roma. Rosa corta, un nucleo di 15-16 calciatori in cui riporre fiducia assoluta. Un blocco quasi monolitico, una di quelle formazioni che si recitano a memoria, che cambiano solo per situazioni di forza maggiore. Chiunque voglia entrare in questo circolo ristretto deve convincere Spalletti. Non contano ingaggi e costi dei cartellini. Solo il lavoro. E il lavoro paga. Lo dice la classifica.

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