Spalletti, più che allenatore CT dell’Inter…nazionale

Spalletti, più che allenatore CT dell’Inter…nazionale

Spalletti abbandona l’idea di allenare l’Inter: è tornato a vincere scegliendo gli uomini più in forma rispetto alla sua concezione di calcio. E allora così sia.

di Redazione Il Posticipo

Spalletti, più che allenatore, CT dell’Inter…nazionale. Il gioco di parole si presta perfettamente a un tecnico che ha alzato bandiera bianca. La squadra nerazzurra non ha né gli uomini né le qualità necessarie per le idee di calcio del tecnico toscano, abbandonate quindi in funzione del risultato.

Spalletti selezionatore, più che allenatore

Addio moduli e schemi, gioca chi è in forma. La scelta, per certi versi, si è consumata già contro il Bologna. Spalletti ha ammesso candidamente che la squadra non ha la qualità necessaria per una proposta di calcio differente da ciò che offre in questo momento. Ergo, ha scelto l’unica via percorribile: assecondare istinto e talento dei suoi. Non è neanche una grande novità. Già nel suo ultimo anno a Roma il tecnico toscano si era adattato agli uomini a disposizione, disegnando una Roma profondamente differente da quella che aveva costruito nella sua prima esperienza all’ombra del Colosseo.

La sua Inter non è allenabile

Del resto l’Inter che ha non è allenabile. Non ha un difensore in grado di costruire gioco e impostare l’azione partendo dal basso. Gli esterni offensivi non abbinano le due fasi di gioco né formano una catena con i centrocampisti o i colleghi alle spalle. A centrocampo non vi è il catalizzatore di gioco, né l’incontrista. Rafinha è l’unico ad avere il cambio di passo, ma resta un calciatore di palleggio, più che di profondità, e va accompagnato consegnandogli il pallone. Icardi è un finalizzatore, ma non il regista offensivo che fa girare la squadra, giocando con gli esterni o favorendo l’inserimento a rimorchio del centrocampista (che comunque non arriva mai con i tempi giusti).

La soluzione? Affidarsi a istinto e talento

L’inevitabile conseguenza è una squadra lunga 50/60 metri, più abile a chiudersi che a proporre e costruire trame di gioco. Obiettivo massimo: non prenderle, e poi ripartire in contropiede sfruttando istinto, umori e velocità di Karamoh, Rafinha, Candreva e Perisic e il senso del gol di Eder e Icardi. Una squadra spenta e povera d’idee, destinata a vivere di lampi poiché, per accendere la luce, non resta che affidarsi alle scosse. Ma finché funziona, così sia.

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