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Sorrentino: “Voglio giocare e non fare il secondo. Vado in porta con gli insegnamenti di Stallone. E quel rigore parato a CR7…”

Un capitano in campo e nella vita: Stefano Sorrentino lo è stato al Palermo e al Chievo fino a qualche mese fa. Oggi il portiere quarantenne studia il futuro come ha fatto nella sua carriera coi calci di rigore: aspetta solo il momento giusto per...

Simone Lo Giudice

Con i riflessi felini si nasce, grandi portieri si diventa studiando e sapendo ascoltare ciò che il destino ci vuole dire. Basta interpretare in maniera corretta gli eventi. Stefano Sorrentino ha scoperto il piacere di stare tra i pali per caso, quando gli é stato chiesto di legittimare il fatto di essere figlio di papà Roberto, ex portiere di Bologna e Cagliari. Così è cominciata la carriera del portiere classe 1979, partito da Cava de' Tirreni e arrivato a ipnotizzare Cristiano Ronaldo. L'ultima sua grande impresa in attesa della prossima. Forse ancora col pallone tra le mani, di sicuro con lo sguardo della tigre negli occhi.

Stefano, questo Natale è diverso rispetto a quello degli scorsi anni: è un po' più tranquillo?

Forse sono un po' più nervoso, dipende dai punti di vista... Gli altri anni aspettavo che arrivasse la settimana di Natale per rilassarmi dopo sei mesi di full immersion. Oggi lo passo in maniera diversa, anche se in fondo è sempre la stessa cosa perché il Natale è la festa più importante dell'anno, ci si riunisce coi familiari e lo si passa bene indipendentemente dal lavoro.

Ha chiesto qualcosa a Babbo Natale? Vorrebbe vivere un'altra esperienza ad alti livelli?

Mi piacerebbe chiudere al top e quindi in Serie A. Ho rifiutato diverse proposte in Italia e all'estero. Voglio chiudere con la ciliegina sulla torta, voglio qualcosa che mi trasmetta entusiasmo: una bella sfida. Se non dovesse arrivare, sono contentissimo di ciò che ho fatto. Mi fa male aver chiuso la mia ultima stagione con la retrocessione in B, ma fino a sei domeniche dalla fine, fino a quando al Chievo mi hanno fatto giocare, ero tra i primi quindici giocatori del campionato come media voto ed ero l'unico ad aver parato un rigore a Cristiano Ronaldo. Ho chiuso bene.

Lo scorso anno all'andata lei si è fatto male dopo un contrasto con Ronaldo che poi si è scusato, al ritorno lei gli ha parato un rigore: come è stato sfidarlo?

Normale, in vent'anni di carriera ho avuto la fortuna di affrontare tanti campioni: Ronaldo è stato uno dei tanti, anche se in questo momento è il giocatore più forte al mondo. Ciò che è successo la scorsa stagione appartiene al passato, io preferisco parlare del presente perché è l'unica cosa tangibile. Nella mia testa il passato e il futuro non esistono. Ho scritto una bella pagina della mia carriera parando il rigore a Ronaldo, però abbiamo perso 3-0 quindi stiamo parlando di tutto e di niente. Preferisco concentrarmi sul presente e lasciare il passato a voi giornalisti. Chiaramente essere stato finora l'unico portiere in Italia ad aver parato un rigore a Ronaldo è qualcosa di bello.

(Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)

Lei ha affrontato anche Lionel Messi nella sua carriera...

Sì, quando giocavo al Recreativo Huelva. Con Messi è andata diversamente: contro di me Leo ha segnato, ma solo su rigore. Su azione sono riuscito a fermarlo.

Lei ha giocato in Grecia e in Spagna: che esperienza è stata? Rimpianti per esserci rimasto troppo poco?

Sono andato a giocare nell'Aek Atene e all'epoca ero uno dei primi italiani ad aver scelto l'estero. Oggi ce ne sono molti di più. È stata un'esperienza molto positiva, la rifarei altri 100 miliardi di volte. Mi ha fatto diventare un uomo: ero ospite in un'altra nazione e dovevo rispettare le regole e adeguarmi allo stile di vita. Non è stato semplice, ma mi ha dato la possibilità di crescere dal punto di vista culturale e professionale. L'ultima partita che avevo giocato in Italia prima di partire era stata lo spareggio per andare in Serie A col Torino: avevamo vinto, poi la società ha provato a vendermi prima del fallimento per cercare di portare a casa qualcosa, quindi sono partito prima che tutto succedesse. Sono passato dai playoff per andare in A alla Coppa Uefa e l'anno dopo è arrivata la Champions: in quei casi o cresci o cresci, non ci sono vie di mezzo.

Lei ha esordito nella fase a gironi di Champions contro il Milan...

Sì e quell'anno il Milan ha vinto il trofeo. Ricordo molto volentieri il mio esordio in Champions a San Siro: abbiamo perso 3-0, al ritorno però abbiamo vinto 1-0 e sono stato eletto miglior giocatore della giornata di Champions. Battere il Milan da italiano ed essere premiato dalla Uefa è stata un'altra pagina bellissima nel mio album dei ricordi.

Prima di andare all'Aek Atene, lei giocava al Torino: è stato il suo trampolino di lancio?

Sì, se ho giocato tanti anni ad alti livelli lo devo al Torino che mi ha fatto debuttare in Serie A e in B credendo in me fin da subito. Rimarrò sempre grato ai colori granata.

Lei è stato uomo simbolo e capitano del Chievo: giocare in un piccolo club le ha permesso di scendere in campo con poche pressioni?

Al Chievo non c'erano tante pressioni, ma sinceramente me le andavo a creare io volendo raggiungere ogni anno la salvezza e determinati obiettivi. Per tanti anni col Chievo ci siamo salvati bene e siamo stati la terza o quarta miglior difesa del campionato: anche una piccola società e una piccola squadra possono diventare grandi e farti sentire così.

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