Son è una stella? Tutto grazie a papà: “Quattro ore di palleggi e niente matrimonio finchè non mi ritiro!”

Son è una stella? Tutto grazie a papà: “Quattro ore di palleggi e niente matrimonio finchè non mi ritiro!”

Il coreano spiega come la sua famiglia sia stata davvero fondamentale nel processo che lo ha portato ad essere il calciatore più celebre della sua nazione e, soprattutto, uno dei giocatori più importanti della Premier League. A chi lo deve? A suo padre, tra ore di palleggi e…divieti di matrimonio.

di Redazione Il Posticipo

“Essere un professionista è più che avere solo talento”. Firmato Son Heung-min, uno che comunque di talento ce ne ha. Ma che ha imparato attraverso la sua adolescenza quanto il lavoro possa aiutare anche chi ha già il dono di saper giocare a calcio meglio degli altri. Il coreano, stella del Tottenham, si racconta in un’intervista al Guardian e spiega come la sua famiglia sia stata davvero fondamentale nel processo che lo ha portato ad essere il calciatore più celebre della sua nazione e, soprattutto, uno dei giocatori più importanti della Premier League. A chi lo deve? A suo padre, tra ore di palleggi e…divieti di matrimonio.

NIENTE MATRIMONIO – Difficile sfuggire a papà Son Woong-jung, ex calciatore. Anche perchè l’attaccante del Tottenham vive ancora con i suoi genitori. Nessuna intenzione di trasferirsi o di trovare moglie, anche perchè al momento il numero 7 degli Spurs è single. Ma in ogni caso, niente matrimonio. Almeno, finchè non sarà finita la sua carriera. “Mio padre mi dice sempre una cosa: ‘quando ti sposi, la tua priorità saranno la famiglia, tua moglie e i tuoi figli. Poi verrà il calcio’. E io sono d’accordo: voglio essere sicuro che mentre gioco ai massimi livelli, il calcio sia ancora la mia priorità. Anche perchè quando ti ritiri, a 33 o 34 anni, hai ancora tutto il tempo per farti una famiglia”. Insomma, papà decide anche questo? Sì, perchè senza il suo allenamento, Son forse non sarebbe arrivato a certi livelli.

PALLEGGI – E vietato pensare che da ragazzino abbia avuto qualche trattamento di riguardo perchè era il figlio del tecnico! “Quando avevo 10 o 12 anni, è diventato l’allenatore della mia squadra scolastica. Ci faceva tenere su il pallone per 40 minuti di seguito. E quando lo facevo cadere io, ricominciavamo tutti”. Responsabilità pesante? Sì, ma Son…era abituato. “Una volta ho litigato con mio fratello e per punizione ci ha fatto palleggiare per quattro ore di seguito. Alla terza ora vedevo tre palloni e il pavimento era diventato rosso perchè avevo gli occhi stanchissimi”. Ma questo e altro, per diventare come il suo mito: “Cristiano Ronaldo”. Del resto, se si parla di spirito di sacrificio, il portoghese è decisamente un modello!

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