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Sneijder, all’Inter dopo essere stato mandato via da Madrid: “Il mio miglior amico era il bicchiere di vodka”

Sneijder, all’Inter dopo essere stato mandato via da Madrid: “Il mio miglior amico era il bicchiere di vodka”

L'ex nerazzurro racconta i suoi due anni a Madrid in cui ha attraversato un periodo piuttosto complicato.

Redazione Il Posticipo

L'Inter, Wesley Sneijder e il Real Madrid. Una vida loca all'ombra della Casa Blanca. Il calciatore olandese ha indossato la maglia del Real Madrid per due stagioni (2007-2009) prima di avere il "foglio di via" per  l'Inter dove ha vinto  la Champions League. diventando l'uomo in più dei nerazzurri di Mourinho capaci di vincere il triplete. Nessuno, undici anni fa, in Spagna, pensava in una evoluzione del genere. Anche perché, Sneijder era andato via, o, meglio, era stato accompagnato alla porta senza neanche troppi rimpianti. E carico di problemi come racconta nella sua autobiografia. Alcuni passi sono ripresi da AS.

MURO CONTRO MURO - Eppure l'esperienza nella capitale spagnola era iniziata con le migliori intenzioni. Sneijder, giovane stella affacciatasi nel firmamento europeo, voleva fortemente il Real. A tal punto da arrivare al muro contro muro con l'Ajax, dopo essere cresciuto fra i lancieri. "Nella mia quinta stagione, avevo messo a segno 18 gol da centrocampista. Era il momento di lasciare l'Ajax. Mi ha cercato il Valencia, ma a quel punto avrei preferito restare in Olanda. Poi è arrivato il Real, il club che ho sempre desiderato.  Hanno offerto 24 milioni, l'Ajax  ne voleva 30 milioni a me ne hanno offerti 3 a stagione per cinque anni. Dunque ho scelto di non giocare in Supercoppa contro il PSV. Siamo arrivati allo scontro. Il club mi aveva dato molto, ma anche io. E ho dovuto fare quel passo ".

MADRID - La maglia del Real non si può rifiutare. Ma non tutto va secondo le attese. "Qualcosa è andato storto. Mi ero abituato a vivere come una stella, apprezzavo successo e attenzioni. Nel mio tempo libero avevo come amico il bicchiere di vodka, ma ero convinto che avrei potuto nascondere lo scadimento di forma con la tecnica. Un atteggiamento che non era degno del Real Madrid. Sono crollato rapidamente dal punti di vista fisico, pensavo che nessuno se ne accorgesse puntando meno sulla corsa e più sui colpi. Mi dissero che giocavo bene ma dovevo e potevo migliorare". E dopo due anni la pazienza è finita. Il Madrid lo liquida, per la gioia di Mourinho che lo mette al centro del progetto triplete.