Siviglia in finale, stadio aperto e c’è chi percorre 12000 km pur di esserci…

Andrés Caballero, più di un tifoso. Pur di non perdersi la finale, ha attraversato un oceano e due continenti

di Redazione Il Posticipo

Budapest entra nella storia del calcio europeo. Lo stadio della capitale ungherese ospita la prima finale che assegna un trofeo internazionale aprendo le porte al pubblico nel post covid. E c’è chi non è voluto mancare. Andrés Caballero, più di un tifoso. Pur di non perdersi la finale, ha attraversato 12000 km. Un oceano e due continenti. Arriva dal Messico. La sua storia è ripresa da Sevillaabc.es e va oltre il risultato finale.

SEVILLISTA – “Messicano e sevillista”, dice con orgoglio per le strade di Budapest accompagnando suo padre. Insieme, hanno lo stesso sogno. E anche se non è arrivato il successo, non importa. Quel che importa è provare emozioni. Indimenticabili. “Una magnifica follia. Per qualcuno sarà incomprensibile, ma per noi è la vita. Mio padre è nato a Siviglia e mi ha inculcato l’amore per questa squadra”.

ODISSEA – Arrivare a Budapest non è stato facile. “Abbiamo preso un volo dal Messico a Madrid. Poi abbiamo noleggiato un’auto all’aeroporto di Madrid e siamo arrivati a Siviglia . Quindi  abbiamo viaggiato sino a Budapest. È vero che potremo restare in Europa solo per pochi giorni, ma ne varrà sempre la pena. Per noi, che siamo così lontani, essere circondati da tanti tifosi del Siviglia è una grande emozione”.

ORGOGLIO – Vince il Bayern, era previsto. “Quello che sta facendo il Siviglia è impressionante. In Messico, la maggior parte delle persone tifa Real Madrid o Barcellona. Essere di Siviglia è tifarlo è qualcosa si speciale. Non mi piace fare quello che fanno tutti gli altri. Ho 30 anni e fin da piccolo penso solo alla mia Siviglia. Prima era più difficile seguire le partite, ma adesso, con Internet e le tante partite trasmesse in tv, è più facile”. Non è stata neanche la prima finale. “Ero già stato  Torino. È stato impressionante. Avrei voluto seguire tutte le finali,  ma vivere così lontano rende tutto molto difficile per me.  La finale di Europa League 2014 non la dimenticherò mai. Abbiamo vinto e l’atmosfera era spettacolare. È un peccato che lo stadio non possa essere pieno in Supercoppa”.

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