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Simeone si racconta: “I miei figli mi rendono orgoglioso. Posso essere un cattivo tecnico, ma non uno stupido”

(Photo by Alexander Hassenstein/Getty Images)

Diego Pablo Simeone si fa una chiacchierata con con Vicente del Bosque. E il ritratto che esce dalla conversazione è quello di un allenatore e di una persona per cui i valori umani sono totalmente inscindibili da quelli calcistici...

Redazione Il Posticipo

Silenzio, parla il Cholo. Diego Pablo Simeone, campione di Spagna in carica con l'Atletico, si gode la pausa per le nazionali e trova il tempo di parlare con Vicente del Bosque per la rubrica del Marchese su El Pais. E il ritratto che esce dalla conversazione è quello di un allenatore e di una persona per cui i valori umani sono totalmente inscindibili da quelli calcistici...

PADRE E FIGLI - Del resto, a casa Simeone il calcio è sempre stato importantissimo. "Mio padre ora ha 77 anni, ma fino a che ne ha avuti 73 o 74 ha continuato a giocare. Poi è diventato l'allenatore dei suoi amici. È il mio critico principale. Il 95% delle nostre conversazioni è sul calcio, è un argomento che ci tiene vicini". Una passione trasmessa anche...ai tre Choliti, che sono l'orgoglio di papà Diego. "Ognuno dei miei tre figli ha una sua personalità, sono ragazzi fantastici e con valori importanti. Quelli che hanno lavorato con loro come prima cosa me ne parlano dal punto di vista personale e questa è una cosa che mi riempie di orgoglio. Cerco sempre di dire loro di non fare quello che non vorrebbero venisse fatto a loro e di vivere la loro vita in maniera trasparente, rimanendo fedeli a chi sono. In realtà noi, come allenatori, per i nostri calciatori non siamo padri, ma educatori sì. E le parole valgono poco, se le porta via il vento. Quello che resta sono i gesti, le occhiate, i modi di comportarsi e soprattutto le azioni. Non c'è miglior maniera per dimostrare a qualcuno affetto o rabbia".

ASCOLTARE - E poi l'Atletico, l'amore di una vita. "Quando sono arrivato all'Atletico la gente, dal nulla, ha cominciato a volermi bene anche se non avevo ancora fatto niente. La prima stagione è stata complicata, come quella del club, ci siamo salvati dalla retrocessione. Ma a partire da quella successiva abbiamo creato un grande gruppo e abbiamo vinto il doblete. Poi sono andato a giocare all'Inter e alla Lazio e ogni volta che tornavo in Spagna la gente diceva 'ecco il Cholo, quello dell'Atletico'. Mi hanno sempre associato a questo club". E occhio a chi pensa che Simeone sia solamente uno che urla... "Ascolto molto e non credo sia un difetto. Mi apro sempre per ascoltare le necessità e i pareri altrui, ma alla fine decido io. Se ho qualcosa di positivo è che non sono stupido. Posso essere un cattivo allenatore, ma uno stupido no e cerco sempre di prendere la strada più rapida per riuscire. Bielsa, che è un tecnico molto strutturato e che punta sui movimenti meccanici, racconta che il suo massimo orgoglio è quando un calciatore va in campo e fa qualcosa che ha deciso lui stesso. Gli schemi ti generano uno stimolo di ripetere le stesse cose ed è qui che deve venire fuori l'altro 'te' e che devi adattarlo a quello che ti dice l'allenatore". Parola del Cholo.