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Simeone: “Etichettato come difensivista, ma ho vinto sempre schierando squadre molto offensive”

(Photo by Alexander Hassenstein/Getty Images)

El Cholo rivendica un calcio propositivo.

Redazione Il Posticipo

Diego Simeone a tutto campo. El Cholo ha rilasciato un'ampia intervista al quotidiano argentino La Nación in cui ripercorre la sua stagione conclusasi con la vittoria del terzo titolo con l'Atletico. Due da allenatore, uno da giocatore. Quanto basta per entrare nella storia del club.

VITTORIA - Una vittoria molto più sofferta di quello che si pensasse, specialmente dopo in girone d'andata assolutamente dominato. "50 punti nel girone d'andata è un qualcosa di stratosferico. Sapevamo che Real Madrid e Barcellona si sarebbero avvicinate. Specialmente il Barça, sino alla sfida con il Granada, è stato davvero grandioso. Poi è arrivato anche il Real e la sfida è diventata enorme. Se non avessimo vinto a Valladolid, probabilmente si sarebbe riparlato di Simeone perdente sul traguardo contro il Real. Sarei stato preso di mira. Credo però che il titolo dell'Atletico Madrid possa essere universalmente riconosciuto come meritato. In questi anni siamo sempre stati lì, secondi o terzi, ci è mancato il colpo risolutivo. Un Suarez che facesse come Ronaldo a Madrid o Messi a Barcellona".

STORIA - Simeone ha scritto la storia i questo club. Anche sei i due titoli sono diversi. "Nel 2014 la squadra aveva maggiore esperienza, era un 4-4-2 di ferro, organizzato, quasi insormontabile in fase difensiva. Anni dopo siamo in grado di vincere con un altro sistema. C'è ancora chi si ostina a etichettarmi come difensivista, abbiamo vinto uno scudetto con tanti giocatori dalle capacità spiccatamente offensive come Koke, Llorente, Lemar, Carrasco, Trippier. E ci si dimentica che nel mio Estudiantes abbiamo vinto con una squadra super offensiva, esattamente come con  il River. In ogni caso, davvero, non mi importa".

LATO UMANO - Esiste anche un Simeone... umano. Nel giorno della festa per la conquista della Liga ha mostrato un aspetto diverso e anche piuttosto lontano. "Uno dei miei ragazzi mi ha chiesto perché non fossi sempre così. Non posso esserlo, semplicemente non si può essere amici". C'è spazio anche per il rapporto con i familiari.  Specie quello con il padre. "Sta passando un periodo delicato, ha vissuto diverse situazioni emozionanti per il suo stato di salute. Il mio compleanno, il matrimonio del primo nipote, e anche la fine del campionato. Nonostante i suoi problemi l'abbiamo portato ed è stato bellissimo averlo con me". Fra un po' anche Simeone sarà nonno. "Non c'è fretta, e neanche problemi. L'importante è che i ragazzi siano felici. Ai miei cari lo dico sempre. Siamo una squadra, dove ci si aiuta a vicenda".