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Setièn si schiera: “Se giocare comporta anche un minimo di rischio, io mi rifiuto”

Il tecnico non sembra del tutto convinto di riprendere con il calcio in Spagna. 

Redazione Il Posticipo

Quique Setién non sembra del tutto convinto di riprendere con il calcio in Spagna.  In un'intervista al quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung , l'allenatore del  Barcellona appare riluttante nel mettere davanti ai possibili rischi per la salute le ragioni economiche.

SOLDI  - Il tecnico ritiene che l'aspetto economico non debba affrettare le scelte o spingere a forzature. "Se qualcuno mi dicesse che nulla conta più dei soldi, gli direi di prendersi i miei. Il denaro guadagnato non sarebbe di alcun conforto se avessi infettato o infetterò qualcuno.  E comunque noi e i calciatori non siamo da soli. Ci sono anche gli impiegati nella squadra, i magazzinieri, gli autisti,  i cuochi. Ed è tutta gente che ha famiglia".

RIPRESA - Alla domanda sulla fattibilità della ripresa del campionato, Setién è stato schietto. "Il virus ha assunto una dimensione che va oltre la nostra percezione e possibilità di intervento. Non c'è niente di più importante della vita  e della salute. Ognuno porterà e pagherà le conseguenze di questa crisi, anche il calcio. E se giocare dovesse implicare un qualsiasi tipo di rischio, respingerei immediatamente le ipotesi".

STIPENDI - Setien ha poi affrontato l'argomento stipendi. "Abbiamo atteso ed è stato ritardato perché ci aspettiamo una soluzione generale per tutta la Spagna. E atteso anche che grandi club a livello globale avviassero una procedura unificata. Non è questione di mettere in discussione il nostro stipendio, ciò che mi ha sempre infastidito sono stati i soldi sperperati o mal gestiti per il calcio. Molte persone hanno usato il calcio senza  avere mai dato un calcio al  pallone nella loro vita".