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La Serie A ridotta a trampolino di lancio verso l’estero: che fare?

Higuain, Pogba, Bonucci, Nainggolan, Pjanic, Rüdiger, Manolas, Bacca, Koulibaly. La Serie A che piace, fa da palestra a calciatori in rampa di lancio o in cerca di riabilitazione. Un ponte verso l’Europa. Al massimo si fa tappa a Torino, sponda...

Augusto Ciardi

 Pogba con la maglia della Francia a Euro 2016

In Italia i campioni restano massimo 3 anni

 Dybala festeggia la Tim Cup 2016

Il Leicester dai diritti tv incassa più della Juve

L’epoca dei Totti e dei Maldini, dei De Rossi e degli Zanetti, è finita. Il mercato certifica che i club che arrivano a metà classifica in Premier League abbiano molto più potere di acquisto di quelli della borghesia italiana. Il Leicester narrato alla stregua di una Cenerentola, ha distrutto la concorrenza di sorellastre straricche, ma nell'anno del ritorno nella massima serie, ha incassato dalle TV 97 milioni di euro (2 in più della Juventus per il campionato nazionale) fatturando 137 milioni, non distante da Milan (199), Roma (180) e Inter (165), pagando 75 milioni di euro di ingaggi, come la Fiorentina, appena dieci milioni in meno del Napoli. In questa situazione, che vede la Serie A perdere appeal rispetto a Premier League, Bundesliga e alita spagnola, non ci si sorprende se il miglior prodotto delle squadre di seconda e terza fascia, Franco Vazquez, finisca al Siviglia (dove non ci sono magnati spendaccioni ma lavorano manager capaci che il calcio lo studiano e lo programmano e non lo limitano alle iperboli dialettiche tipiche dei nostri dirigenti). O se un Everton qualsiasi si permetterebbe di garantire a Koulibaly più di quanto gli possa prospettare il Napoli. Il calcio italiano oramai fa i contratti con le clausole. Non alla spagnola, dove le cifre fissate per lo svincolo più che una necessità per legare a sé i calciatori servono a soddisfare l’ego dei club che mostrano quanto ce l'abbiano lungo stabilendo prezzi impagabili da eventuali acquirenti. I club italiani sono in balìa di calciatori e agenti. Ma agenti e calciatori non si sono resi protagonisti di un golpe. L’assenza di lungimiranza, la superficiale programmazione, lo scarso interventismo di proprietari e dirigenti, abili soltanto nel fare proclami, ha regalato forza inaudita a chi oggi punta i piedi e domani ottiene o un aumento di ingaggio o la cessione al club desiderato. Fa eccezione la Juventus, che al famoso ristorante da 100 euro a coperto agognato da Conte, non sarà ancora in grado di offrire la cena a tutti, ma con orgoglio ha iniziato a pasteggiare senza sudare freddo quando chiede il conto al cameriere.