Seedorf non dimentica: “Non ho saputo dire no al Milan, ma chi è venuto dopo non ha fatto meglio di me…”

Il centrocampista olandese in una lunga intervista parla anche del suo passato in rossonero.

di Redazione Il Posticipo

Clarence Seedorf e il Milan. Una storia che ancora non è dimenticata. Il “professore” non ha ancora totalmente digerito la bocciatura subita ai tempi in cui ha allenato per breve tempo i rossoneri. E in una lunga intervista rilasciata a goal.com parla con un pizzico di rimpianto della sua esperienza.

MILAN – Il ricordo di quanto accaduto al Milan brucia ancora. “Avevo altri due anni di contratto e il club era davvero in una situazione molto difficile. Dopo di me, l’ex proprietario ha avuto altri tre allenatori in due stagioni, mentre il Milan era noto per dare stabilità ai suoi allenatori. Pur essendo arrivato in un periodo molto turbolento e instabile nella storia del club, non sono riuscito a dire “no”. A chi è venuto dopo di me hanno speso più di 100 e 200 milioni di euro in giocatori e, nonostante ciò, nessuno ha fatto un lavoro migliore di me. Sono arrivato dopo Allegri. Con la Juve ha vinto tutto, ma ha lasciato il Milan ai margini della zona retrocessione. Io l’ho portato in Europa League”

INGIUSTO – La rabbia cova ancora. “Quando vedo le storie legate a Lampard e Gerrard rifletto. Non avevano molta esperienza, ma guarda, hanno avuto l’opportunità di iniziare la stagione e costruire una squadra. Questo è quello che ti piace vedere, perché questi giocatori hanno dato molto al calcio e possono dare molto alla prossima generazione di giocatori. Penso che ci fossero molte questioni extra sul campo che non erano direttamente collegate a me e che hanno determinato le scelte dei proprietari, che non sono sempre razionali”.

FIDUCIA – Il segreto, dunque, è nella fiducia. “Mi sentivo pronto ad allenare il Milan e i risultati lo dimostrano. Con il Milan, da allenatore, abbiamo fatto un lavoro incredibile in un momento di crisi per la società. E comunque l’esperienza è importante ma non come l’ambiente. Guardiola non aveva esperienza. Fabio Capello neanche. E Andrea Pirlo adesso allena la Juventus. Ho capito che se sai come gestire giocatori, squadra e stampa, basta trovare l’ambiente giusto e un club solido per poter lavorare bene”. 

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