Schwoch: “Se fossi nel Napoli prenderei Icardi di corsa. Sarri alla Juve? Si è comportato da professionista”

Schwoch: “Se fossi nel Napoli prenderei Icardi di corsa. Sarri alla Juve? Si è comportato da professionista”

Ha segnato in qualsiasi categoria per vent’anni con la naturalezza dei grandi bomber tra Anni ’90 e Duemila. Oggi Stefan Schwoch è un consulente finanziario, ma conosce il calcio come le sue tasche e quando lo racconta sa dare consigli preziosi anche in chiave mercato

di Redazione Il Posticipo

Napoli e mercato

Che cosa ha significato Napoli per lei? Perché è difficile vincere a Napoli?
Non conoscevo Napoli da vicino, ma me ne sono innamorato subito. Città stupenda, gente meravigliosa. Fare parte del Napoli è come giocare nella Juve anche se sei in B. Ha tifosi in tutto il mondo. In B c’erano 50.000 spettatori, a volte ce ne erano 70.000. È come giocare in una squadra top. Quando sei a Napoli rappresenti una squadra da un milione e mezzo di abitanti e senti l’importanza della maglia. Poi entrare in campo San Paolo dà una carica in più.

Come vede il Napoli di oggi? Che cosa ha dato l’arrivo di Ancelotti?
Ancelotti ha dato un nuovo modo di giocare, forse anche una mentalità diversa che ha un occhio di riguardo per il risultato e non solo per lo spettacolo. Ancelotti sa che nel calcio il bel gioco conta fino a un certo punto. Il Napoli sta cercando di essere più concreto rispetto a quello di una volta. Un anno di Ancelotti ha trasmesso qualcosa al club.

Come giudica il mercato del Napoli? Ha corteggiato molti top-player senza riuscire a prenderne nessuno finora. È stato un mercato deludente?
Il mercato va considerato anche in base a quello che non ti sei lasciato scappare. Il Napoli ha tenuto Koulibaly, Insigne e Mertens. In più ha preso Manolas e adesso farà un altro colpo. Non è nella mentalità del Napoli spendere 100 milioni di euro, dare a un giocatore 10 milioni di euro di ingaggio e pagare le commissioni agli agenti. Ha una mentalità diversa rispetto agli altri club, il presidente ragiona così. Chiudere giocatori importanti è difficile.

Se lei fosse De Laurentiis, prenderebbe Icardi?
Lo dico da due mesi che è il giocatore ideale per ogni squadra: lo prenderei di corsa. Secondo me Mauro ha commesso degli errori ed è stato gestito male, non si è preso tutte le responsabilità che si sarebbe dovuto prendere: mi riferisco a tutto il casino che c’è stato all’Inter. Quando sua moglie ha detto certe cose, l’indomani da capitano lui avrebbe dovuto smentire oppure dire che non era d’accordo con lei e lì sarebbe finito tutto. Icardi ha mantenuto la parte della moglie: non ha detto niente e sono successi casini. La società ha dovuto prendere dei provvedimenti, ma il giocatore non si discute per il suo valore e soprattutto per i gol che può fare ancora.

Con Icardi il Napoli sarebbe sullo stesso piano della Juve? Come giudica la scelta di Sarri?
Si avvicinerebbe, però la Juve rimane ancora una squadra ancora troppo superiore alle avversarie nel campionato italiano. Penso che Sarri abbia scelto da professionista, non giudico il suo passato. È stata una scelta dettata dalla voglia di potersi migliorare e di allenare la squadra più forte che c’è in Italia e in Europa per cercare di vincere tutto. Penso che quando uno fa questo lavoro, voglia vincere e migliorarsi. Quando tornerà a Napoli però non avrà una bella accoglienza.

A Napoli i suoi record di gol sono stati battuti da Cavani e Higuain: come vede il Pipita oggi?
È un giocatore che tende a ingrassare facilmente, ma l’Higuain del primo anno di Juve ha fatto 20 e passa gol e ha vinto lo scudetto, al Napoli ha fatto il record di gol in A in una stagione. Dal punto di vista della qualità e per quello che dá alla squadra non si discute, poi bisogna vedere come sta fisicamente. Se mentalmente e fisicamente è quello degli anni di Napoli, è un signor giocatore. Quando vede la porta è micidiale. E per il gioco di squadra forse è ancora più utile dello stesso Icardi che aiuta di meno la squadra nella costruzione del gioco.

Lei è stato anche al Torino: che cosa ricorda di quella esperienza?
Vestire una maglia gloriosa come quella del Torino è stato un onore. Se arrivi a indossare maglie così importanti significa che hai fatto bene nella tua carriera. Ti confronti con piazze in cui serve tanta personalità. Giocare col Toro in B significa dover vincere: giocare con l’obbligo di vincere è diverso rispetto a giocare per cercare di vincere. All’inizio è stata un’esperienza negativa perché le cose andavano male, non riuscivamo a fare risultato. C’era tanta pressione da parte del pubblico. Col cambio di allenatore è arrivata la svolta, siamo andati meglio e abbiamo chiuso il campionato al primo posto in classifica.

Come vede il Torino di Mazzarri?
È una squadra molto quadrata, Mazzarri un allenatore che bada all’essenziale e al risultato. Lo spettacolo non passa in secondo piano, ma tutti sanno che se giochi bene e non porti a casa punti le cose si mettono male. Mazzarri è un allenatore essenziale: pensa a fare poche cose, ma a farle bene e spera che questo porti i risultati. Lo scorso anno è stata un’annata positiva. Il Toro torna in Europa League dopo tanto tempo. Il presidente Cairo ha programmato il futuro dopo tanti anni con Ventura, che ha costruito le fondamenta della squadra. Mazzarri ci sta mettendo del suo. Il Torino è una società che fa le cose per bene.

Quale è stato il momento più bello della sua carriera?
Sicuramente l’esordio in Serie A perché è il massimo a cui un giocatore possa aspirare nella sua carriera. Poi ricordo la rete col Vicenza nel derby col Verona, il gol promozione col Napoli a Pistoia. Non ho dimenticato nemmeno quelli delle promozioni che ho conquistato dalla C1 alla B, dalla C2 alla C1. Nel complesso mi ritengo un uomo fortunato perché ho ricordi nel calcio più belli che brutti.

Le piacerebbe un giorno tornare nel calcio giocato?
Non cullo più questo sogno, non ci penso più però mi piacerebbe poter tornare da protagonista e fare il direttore sportivo e poter fare qualcosa di importante. So che non è facile e che se non hai la spinta giusta è molto difficile.

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