Schürrle parla di Mou: “È un tipo brutale, mi chiedevo perchè mi trattasse così. Alla partita di addio di Ballack mi disse ‘se non oggi fai due gol…'”

Il tedesco si è da poco ritirato, dopo non essere riuscito a mantenere le promesse. E ha parlato dello Special One, spiegando che il suo rapporto con il tecnico portoghese è stato parecchio complicato…

di Redazione Il Posticipo

È facile dimenticarlo, ma Andre Schürrle è stato un campione del mondo. Nel 2014 ha partecipato, da protagonista, alla spedizione tedesca in terra brasiliana. E con soli 24 anni sulla carta di identità, il calcio sembrava aver trovato un’altra luminosissima stella. Ma non è andata esattamente così. Il tedesco si è da poco ritirato, dopo non essere riuscito a mantenere le promesse, anche a causa di una gravissima intossicazione alimentare che lo ha colpito ai tempi del Chelsea, costandogli forse il momento più importante della sua carriera. E facendo anche sì che Mourinho decidesse di non puntare su di lui.

BRUTALE – Schürrle ha parlato dello Special One in un’intervista su Youtube con il giornalista Joko Winterscheidt. E ha spiegato che il suo rapporto con il tecnico portoghese è stato parecchio complicato. “È un tipo brutale. E io continuavo a chiedermi: ‘Ma che fa? Perchè mi tratta così? Perchè si comporta così con la gente? Ma guardando indietro mi rendo conto di quello che voleva da me e delle risorse con cui lavorava. All’epoca non riuscivo a fare quello che mi chiedeva a causa dei suoi metodi sbrigativi e della pressione psicologica. In quel momento era complicato, spesso tornavo a casa dopo aver parlato con lui e pensavo che non potevo continuare così. Cosa potevo fare? La pressione che creava era estrema. Durante gli allenamenti pensavo che guardasse solo me, anche se alla fine probabilmente non era così”.

NON CAPIVO – E i mind games che hanno reso celebre il portoghese hanno colpito il tedesco. “Nonostante tutto l’impressione era che gli piacessi e che cercasse di migliorarmi. Ma comunque mi metteva in testa che erano cose complicate da capire. All’addio di Ballack, che c’è stato quando io ero già d’accordo con il Chelsea, l’allenatore della mia squadra era Mourinho. Mi fa: ‘se oggi non segni due gol, quando arrivi ti mando subito in prestito al Southampton’. Non sapevo se scherzasse o no”. In campo, poi, Mou non è certo uno che si preoccupa di quel che pensano i calciatori. “Spesso giocavo dall’inizio e mi sostituiva all’intervallo. E la partita dopo finivo in tribuna. All’epoca non capivo e la mia fiducia in me stesso è crollata. Il mio ego era ferito. Solo dopo ho cominciato a pensare a cosa gli potesse passare per la testa”. Anche se in fondo tra i due la cosa non è mai funzionata.

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