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Scholes, l’anti…Tre Leoni: “Odiava giocare per l’Inghilterra, ma diceva ‘non posso fare altro'”

Scholes, l’anti…Tre Leoni: “Odiava giocare per l’Inghilterra, ma diceva ‘non posso fare altro'”

Per tanti che adorano la nazionale, ci sono anche grandissimi calciatori che, se avessero potuto, sarebbero rimasti volentieri a casa invece di presentarsi alle convocazioni. Uno su tutti? Paul Scholes, come racconta l'ex compagno Michael Clegg.

Redazione Il Posticipo

Giocare con la propria nazionale è di solito uno dei grandi sogni di ogni bambino che dà un calcio al pallone. In alcune nazioni questo è più vero che in altre, ma è innegabile che la prima convocazione e la prima presenza internazionale siano uno dei ricordi migliori nella carriera di un calciatore. Del resto, essere scelti tra tutti i calciatori del proprio paese per rappresentarlo è un onore. E andare in ritiro con la selezione è un qualcosa che si fa volentieri. Oppure no? Per tanti che adorano la nazionale, ci sono anche grandissimi calciatori che non hanno mai apprezzato la questione. E che, se avessero potuto, sarebbero rimasti volentieri a casa invece di presentarsi...

INGHILTERRA - Uno su tutti? Paul Scholes. Il fatto che in oltre vent'anni di carriera l'ex centrocampista del Manchester United abbia accumulato 66 presenze con i Tre Leoni dovrebbe smentire questo mancato amore per la nazionale. Ma l'ex compagno di squadra Michael Clegg, che oggi fa il preparatore fisico nello staff dei Red Devils, ha spiegato nel suo libro The Power and the Glory che al "rosso" non interessava per nulla essere convocato. "Un giorno stavamo parlando degli Europei di quell'estate e mi ha detto che odiava giocare per l'Inghilterra, il che mi ha un po' shockato. Gli ho chiesto perchè allora continuasse ad andare in nazionale e lui mi ha risposto 'siamo in Inghilterra, non posso fare altro'. Era preoccupato della reazione del paese se avesse lasciato la nazionale".

LONTANO DA CASA - Una questione importante per Scholes, che dopo la chiacchierata con Clegg prende una decisione. “Gli ho chiesto se giocare con lo United gli facesse lo stesso effetto, ma mi ha detto che no, amava farlo. E allora gli ho detto che lo stavano costringendo a fare qualcosa che non voleva fare. E qualche tempo dopo ha lasciato la nazionale. C'entra qualcosa quello che ci siamo detti? Non lo so, non ne abbiamo mai più parlato. Quello che so è che non sopportava stare troppo tempo lontano da casa, senza sua moglie e i suoi figli. E se vai in nazionale non essendo felice di farlo, ovviamente in campo non potrai dare il meglio". Dunque, meglio lasciare spazio a chi apprezza la situazione...