Sarri, la solitudine dei numeri primi

Passato il tempo dei complimenti e degli applausi, il tecnico del Napoli comincia a subire la pressione e reagisce tirando fuori gli artigli. Ma è la soluzione giusta?

di Redazione Il Posticipo

Da che calcio è calcio, le squadre che generano immediata simpatia hanno sempre determinate caratteristiche. Sono belle e perdenti. Perchè diventa un fattore in più la voglia di vedere quella combriccola portare avanti un sogno e raggiungerlo. Basti pensare al Leicester di Ranieri. Seguito, amato e idolatrato. Persino nell’Inghilterra dove in fondo ha surclassato le altre 19 squadre della Premier. Poi però è successo qualcosa. Chi vince, diventa antipatico. E come si gestisce una partecipazione positiva, si deve imparare a lavorare anche sugli input negativi, che prima o poi arrivano sempre. Il che è esattamente ciò che sta succedendo a Sarri.

Sarri si sente accerchiato

Il tecnico del Napoli tradisce malcelato nervosismo. Sia in campo, dove sta incontrando un po’ più di difficoltà ad ottenere gli obbiettivi che la sua squadra ed il pubblico si sono prefissi, sia, soprattutto, nella gestione esterna al rettangolo di gioco. Interviste, rimandi, polemiche. Il valzer è partito e Sarri, volente o nolente, deve iniziare a ballare. E finchè sono stati tutti complimenti e vittorie, la giostra ha girato magnificamente. Ma ora il Napoli che gioca il miglior calcio d’Italia, la macchina perfetta è, sportivamente parlando, il nemico. E nell’affrontare questa nuova situazione, questa sorta di accerchiamento, l’allenatore partenopeo non riesce a trovare il bandolo della matassa come invece gli capita molto spesso in campo.

La difesa ai numeri

Schietto fino all’eccesso, Sarri sta vivendo questo momento di improvvisa difficoltà tecnica (l’infortunio di Ghoulam, la mancanza di Insigne, la sconfitta contro la Juventus) con la sciabola in mano e ne ha avuto un po’ per tutti, dalla Juventus a Spalletti, fino ai giornalisti che gli chiedono insistentemente del turnover. Snocciola numeri, cifre, punti fatti e reti segnate, per convincere tutti che la crisi non esiste e che quello della sua squadra è solo un periodo di leggero appannamento, che in una stagione lunga e logorante non può e non deve far preoccupare. Ma è l’atteggiamento mutato, degli uomini in campo e di chi li guida, che segnala un deciso cambio di rotta.

I numeri non nascondono i problemi

I numeri, comunque, non nascondono le problematiche. Come sostituire Insigne? Scartata l’ipotesi di un cambio di modulo, dato che il 4-2-3-1 non è applicabile in assenza di Milik. E allora a sinistra giocherà Zielinski? O Ounas? No, non l’algerino, troppo anarchico tatticamente e che ancora necessita di rodaggio. In pratica, una mezza bocciatura di uno degli acquisti estivi. Come quella di Mario Rui. Insomma, l’isola felice mostra il suo volto meno allegro. E Sarri sceglie forse il modo peggiore di reagire all’accerchiamento che percepisce. Concentrandosi troppo sui nemici esterni, il rischio concreto è quello di perdere di vista la situazione che più conta, quella del campo. Che, dopo un inizio di stagione da sogno, parla di secondo posto e concreto rischio di eliminazione in Champions. E questo non può essere colpa degli altri.

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