Sandro al Benevento: un flop annunciato?

Sandro al Benevento. Un trasferimento perlomeno curioso che riporta alla mente alcuni fuoriclasse finiti in piccole squadre con esito particolarmente sfortunato.

di Redazione Il Posticipo

Sandro al Benevento. Un trasferimento che lascia tutti di stucco. Perchè mai una squadra che attende solo l’aritmetica retrocessione ingaggia un brasiliano che ormai ha già dato il meglio di sé stesso in Premier? Sandro è stato un centrocampista inseguito a lungo da tutte le squadre italiane, comprese Inter e Roma. Cercato, voluto e trovato da Vigorito e che ha voglia di riemergere dopo la partentesi turca dell’Antalyaspor. Un trasferimento che ricorda tanti grandi giocatori giunti in Italia in età avanzata o palesemente fuori condizione. Il Benevento prova a giocarsi l’ultima carta. Sarà vincente? I precedenti non sono incoraggianti.

Il volo spezzato di Futre

Paulo Futre ha vissuto una parentesi particolarmente sfortunata. Anno 1993, la Reggiana ha grandi ambizioni e acquista Futre. Uno dei migliori portoghesi della sua generazione. L’attuale “Mapei Stadium” è stracolmo. Il fenomeno non tradisce le attese: su passaggio di Morello, riceve palla, lascia sul posto due difensori, sinistro e…gol. Fantastico. Resterà l’unico acuto di quel campionato. Un’entrata scomposta di Pedroni gli fa saltare il tendine rotuleo del ginocchio. L’infortunio di Ronaldo, per capirci, con 10 anni di anticipo, che in medicina sportiva equivale a 50. Futre non si riprenderà più. Un altro anno alla Reggiana, senza lasciare traccia e anche una presenza al Milan. Poi l’addio.

Jancker, un mitra trasformatosi in pistola ad acqua

A Udine ricordano ancora l’arrivo di Jancker, salutato come l’erede di Bierhoff. Un super acquisto, dal curriculum importante: con il Bayern Monaco, quattro campionati tedeschi, una Champions League, una Coppa Intercontinentale e due Coppe di Germania. Al Friuli ancora si chiedono dove sia finito. O quale Jancker sia arrivato. Forse il cugino. Le premesse non vengono confermate: il tedescone non vede mai la porta avversaria e ammuffisce in panchina. Due anni, altrettante reti. Nel 2004 chiede la rescissione del contratto, per la gioia della dirigenza friulana.

Jardel: oltre 100 gol all’estero, over 100 kg in Italia

Il 2004 passa alla storia del calcio italiano anche per la presenza di Marione Jardel. Un campione capace di segnare centinaia di gol. Quando arriva ad Ancona, però, l’unico centinaio che porta con sé è nel girovita. Oltre il quintale, niente. Galeone lo mette a dieta ferrea, ma per smaltire tutti i chili in eccesso servono mesi. Jardel, fra l’altro, entra in crisi, intristendosi. Fra panchina e tribuna gioca appena 3 partite, riuscendo nella rara impresa di salutare la…curva sbagliata. Tutta colpa dei colori. Si gioca Ancona-Perugia, entrambe biancorosse. E il fenomeno cosa fa? Saluta gli umbri…e poi anche l’Italia.

Javier Saviola: coniglio bagnato a Verona

L’ultima esperienza perlomeno curiosa riguarda un grandissimo calciatore sudamericano. Javier Saviola. Maradona lo indica come suo erede e lui ne segue le tracce. Lascia l’Argentina per vestire la maglia del Barcellona, ma viene oscurato da Ronaldinho. Rijkaard lo scarica. Girovaga per l’Europa: Siviglia, Benfica, Malaga e Olympiakos. Il 31 agosto del 2014, l’ultimo giorno di calciomercato, firma un contratto annuale con l’Hellas Verona di Mandorlini e Toni: niente da fare. Il talento è sparito. L’argentino è solo il lontano parente del calciatore ammirato a inizio carriera. Appena un gol con gli scaligeri, poi l’inevitabile addio. Il calcio europeo è troppo per la sua condizione atletica. A pallone, però, ci sa giocare ancora. Così a fine stagione, dopo 14 anni, torna al primo amore: il River Plate,con cui realizza il sogno di vincere la Libertadores.

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