Sakho, nel 2016 non era doping: arrivano le scuse della WADA e un bel risarcimento per avergli…rovinato la carriera

Mamadou Sakho qualche anno fa era considerato uno dei migliori difensori del mondo in prospettiva e che era arrivato anche al Liverpool di Jürgen Klopp. Poi, dopo un test fallito nell’aprile 2016, tutto è andato a rotoli, nonostante alla fine la squalifica non sia arrivata. E adesso la WADA…paga i danni.

di Redazione Il Posticipo

La positività all’antidoping rischia di rappresentare uno stop importante in una carriera. Alcuni calciatori, dopo una squalifica, sono tornati ai massimi livelli, ma in molti casi l’essere stati trovati colpevoli ha significato uno stigma difficile da cancellare. È il caso di Mamadou Sakho, che qualche anno fa era considerato uno dei migliori difensori del mondo in prospettiva e che era arrivato anche al Liverpool di Jürgen Klopp. Poi, dopo un test fallito nell’aprile 2016 alla fine di un match contro il Manchester United, tutto è andato a rotoli, nonostante alla fine la squalifica non sia arrivata. E adesso la WADA…paga i danni.

NIENTE SQUALIFICA – Come spiega il Guardian, il francese ha vinto la causa contro l’agenzia mondiale antidoping, perchè quell’esame gli ha creato parecchi problemi ma alla fine non era neanche positivo. O almeno, lo era, ma non a una sostanza vietata. L’higenamina, riscontrata nelle analisi del calciatore, non è infatti stata esplicitamente messa nell’elenco delle sostanze bandite fino al 2017. E infatti, dopo la sospensione preventiva di 30 giorni ricevuta dopo la positività, per Sakho non c’è stata alcuna squalifica. Ma qualche conseguenza sì: niente convocazione per Euro 2016 e poi una discesa nella mediocrità calcistica, anche se comunque il difensore si è saputo reinventare al Crystal Palace dopo la separazione con i Reds nel 2017.

FELICE – Ecco perchè il francese ha deciso di fare causa alla WADA, ritenendo che la sua carriera abbia subito danni rilevanti a causa di questa storia. Ed è felicissimo di aver ricevuto una compensazione in denaro che il quotidiano segnala come “importante”. “Sono felice, per la mia famiglia, i miei amici, le persone che mi sono state accanto in questi anni complicati. Non è facile essere un professionista ed essere accusati di doping, è la cosa peggiore che può succederti. Ma ho sempre detto che la verità sarebbe emersa e sono felice che la WADA abbia chiesto scusa. Ora questa storia è il passato e voglio guardare al resto della mia carriera”. E senza più una macchia difficile da cancellare.

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