Ryan Mason si racconta: “Ho quattordici placche di metallo nel cranio”

Ryan Mason si racconta: “Ho quattordici placche di metallo nel cranio”

È sempre uno shock vedere un giocatore appendere gli scarpini al chiodo. La carriera è già abbastanza breve ma ci sono dei casi in cui può finire ancor più precocemente. Come quella di Ryan Mason.

di Redazione Il Posticipo

Già è dura trattenere le lacrime in ogni partita di addio al calcio. Gli appassionati, forse, si identificano nel calciatore che ci ha donato qualche emozione perché in fondo, quasi tutti, da bambini sognavano di intraprendere quella strada. Non è facile assistere al ritiro di calciatori più vicini ai quarant’anni che ai trenta, figuriamoci come si saranno sentiti i tifosi dell’Hull City e del Tottenham ad assistere alla prematura interruzione della carriera di un calciatore di ventisette anni. È successo lo scorso inverno. A Ryan Mason.

L’INFORTUNIO – Ryan Mason, classe ’91, giocava nell’Hull City ma vestiva quella maglia soltanto a titolo temporaneo. Il suo cartellino da professionista era stretto nelle mani del Tottenham Hotspur al quale, quest’anno, un centrocampista in più avrebbe anche fatto comodo. In ogni caso, il ragazzo, nel bel mezzo di una bella partita contro il Chelsea rimane coinvolto in un duello aereo con Gary Cahill. Il gioco prosegue per qualche istante ma il centrocampista striato d’arancione e nero resta a terra.

L’INTERVENTO – Si era temuto il peggio. Sulle panchine e sugli spalti c’erano tante paia di occhi rossi o coperti dalle mani. Portato d’urgenza in ospedale il ragazzo sembrava spacciato. Lo scenario migliore prevedeva un rischiosissimo intervento al cervello. Fortunatamente, oggi può raccontarlo e lo ha fatto ai microfoni di Four Four Two: “ho quattordici placche di metallo nel cranio con ventotto viti per tenerle al loro posto”.

TUTTO OK – L’infortunio del ragazzo è stato tremendo ma in ogni caso, grazie all’operazione, riesce a convivere con i, seppur fastidiosissimi, sintomi. Continua l’ex centrocampista: “avevo 45 punti e una grossa cicatrice che mi attraversava la testa. Togliere i punti non è stato assolutamente piacevole”. Il giovane ha dovuto inoltre fare i conti con dei lancinanti dolori di testa. “Tutti i nervi da quella parte della mia faccia sono stati danneggiati. I primi dieci giorni dovevo essere imboccato (per mangiare)”. È un vero peccato che il giocatore abbia dovuto appendere gli scarpini al chiodo ma vista l’entità dell’infortunio subito può ritenersi davvero fortunato ad essere ancora tra noi.

 

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