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Rummenigge: “Il Real ci ha offerto 75 milioni per Ribery, non lo abbiamo venduto per dare un segnale”

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Nel calcio vi sono club dove i contratti si firmano e si rispettano. Uno è il Bayern...

Redazione Il Posticipo

Silenzio, parla Kalle. Quando prende la parola Karl-Heinz Rummenigge è sempre meglio ascoltare con cura. E nella lunga intervista che l'ex dirigente del Bayern in pensione, ha concesso qualche tempo fa ad AS, ci sono parecchi spunti interessanti.

BARCELLONA - A partire dal ricordo del clamoroso 2-8 al Barcellona nella Champions 2019/20... "È stata una follia, pensavamo tutti che fosse un sogno e che ci saremmo svegliati da un momento all'altro. E invece no. Credo di non aver mai vissuto e che non vivrò mai qualcosa del genere. La nostra squadra era in trance e quella partita ci ha convinti che potevamo vincere davvero la Champions. Quello che hanno fatto Flick e la squadra è stato eccezionale". A proposito di Barcellona, Kalle ha la sua idea sul caso Messi. "In tre anni la Liga ha perso le sue due stelle, Cristiano è andato alla Juventus e ora Messi al PSG. Tutti e due lasciano un vuoto in termine di marketing che è difficile da riempire. Ognuno la pensa come vuole, ma per me è stato un autogol aver dovuto lasciare andare Messi per le conseguenze del Fair Play Finanziario".

MERCATO - I problemi, però, sono generali. "Il calcio è su una brutta strada dal 1995, dalla sentenza Bosman. Il fatto che i calciatori possano liberarsi a fine contratto ha creato un sacco di conseguenze pessime in quanto a stipendi, commissioni per gli agenti e prezzi dei cartellini. Florentino non mi ha mai chiesto Lewandowski, mi conosce bene sa che non venderei uno come lui. Dico sempre che i migliori acquisti dei miei trent'anni di Bayern sono Lewa e Neuer, il migliore davanti e quello dietro. Nel 2008 dal Real ci offrivano 75 milioni per Ribery, una cifra che all'epoca avrebbe battuto tutti i record. Mi ricordo che ci siamo seduti a discutere e siamo arrivati alla conclusione che non lo avremmo venduto, né per quella cifra, né per di più. Volevamo dimostrare al mondo che il Bayern non è un club di quelli che compra e vende di continuo. È stato un segnale chiaro, tanto ai club quanto ai nostri giocatori: da lì hanno capito tutti che da queste parti i contratti si firmano e si rispettano".