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Ruggeri racconta il tifo argentino: “Quando sono passato dal Boca al River, mi hanno bruciato la casa con dentro i miei genitori”

(Photo by Marcelo Endelli/Getty Images)

Oscar Ruggeri, doppio ex del Superclasico e leggenda del calcio argentino, racconta la sua esperienza (non certo positiva) con le tifoserie organizzate delle squadre di Buenos Aires...

Francesco Cavallini

Li chiamano Barras Bravas, ma come si vede quando si scatenano, di buono non hanno quasi nulla. I gruppi organizzati del tifo argentino sono certamente affascinanti e il supporto alle squadre in campo non manca mai, ma fuori dal terreno di gioco i comportamenti sono abbastanza discutibili.

CASABRUCIATA - Lo ha raccontato qualche tempo fa una vera e propria istituzione del calcio argentino, Oscar Ruggeri. Un grande doppio ex del Superclasico, di quelli talmente coraggiosi che hanno fatto il salto diretto dall’una all’altra squadra. Uno che ha vinto il mondiale nel 1986 al fianco di Maradona e che in carriera di momenti tesi ne ha certamente vissuti parecchi. Ma che, come dimostra il suo intervento sulle frequenze di OndaCero, non può dimenticare il suo confronto con le Barras Bravas. “Ho giocato sia con il River che con il Boca e ho fatto bene con entrambe le squadre. Ma...”. Già, c’è un ma ed è anche bello grosso. “Quando sono passato dal Boca al River mi hanno bruciato la casa”. Una cosetta da nulla...

MINACCE -  Può andare peggio? Ovviamente sì. “Dentro c’erano i miei genitori. E quando è successa questa cosa sono andato a parlare con il capo delle Barras Bravas del Boca. Era lui che controllava tutto e gli ho detto chiaramente che era l’ultima cosa che avrei sopportato”. Nel senso che, ovviamente, i gruppi organizzati hanno un’influenza nel calcio argentino che arriva ad interferire con le vite private dei calciatori. Una situazione che Ruggeri non tarda a sottolineare. “Quando sei un giocatore le Barras Bravas ti chiedono cose e tu sei in difficoltà. Hai paura, perché ti minacciano di ripercussioni alla tua famiglia...”. Insomma, se persino uno come Ruggeri, che in campo non si tirava mai indietro, è stato così spaventato, si capisce quanto la questione possa essere davvero ad alto rischio...