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Cristiano? No, divino

Cristiano Ronaldo trascina il Real Madrid: una doppietta straordinaria annichilisce la Juventus e la spazza via dalla Champions.

Luigi Pellicone

Cristiano? No, divino. Ronaldo è molto extra e poco terrestre. Un ciclone che si abbatte sulla Juventus e la travolge. Sconfitta dolorosa e irrecuperabile ma che non lascia rimpianti. Non avrebbe senso: divario troppo netto. Juventus coraggiosa e coriacea. Real, però, di un altro pianeta. E Cristiano Ronaldo di un'altra dimensione.

Ronaldo, un campione iperuranico

Le giocate di Cristiano, sempre di più capocannoniere della Champions, non sono terrestri. Appartengono al mondo iperuranico. Lassù dove la realtà non esiste, ma ci sono solo idee. Intangibili. Concretizzabili solo da una mente calcistica superiore. Eccelsa. Al netto del gol in rovesciata da raccontare a figli e pronipoti, la sua presenza sposta gli equilibri. Intimorisce. L’incubo si rinnova dopo 180 secondi:cross di Marcelo e l’“assassino” si palesa. Dal nulla. Appare dietro Barzagli, che quando se ne accorge è troppo tardi. Persa la marcatura, Cristiano non perdona. Il secondo gol, invece, non è catalogabile come umano. Un’esecuzione irreale. Un pallone che dal nulla, diviene tutto. Una giocata che suscita solo ammirazione: anche lo Stadium s’inchina. Applausi sinceri, per un campione senza tempo capace, a trentatré anni, di volare e inarcarsi in cielo, lassù, dove gli avversari neanche possono pensare di arrivare.

Onore delle armi

La Juventus non ha neanche giocato male e, a differenza di Cardiff, non è crollata. Subìto lo 0-1, la squadra ha mostrato carattere e ha anche messo alle corde il Real Madrid andandosi a cercare il gol del pari. La Juventus ha fatto quello che doveva: ha giocato per cercare il gol, consapevole che sarebbe stato pressoché impossibile non subirne. Ed è rimasta in gara sino al 2-0 sfiorando, prima del capolavoro di Ronaldo, anche il pari. Di fronte allo strapotere tecnico e atletico del Divino, c’è poco da fare. Il vero guaio, piuttosto, è il gol dello 0-3 che trasforma il ritorno in un amichevole di lusso. Le merengues, con grande cinismo, affondano il coltello sulle difficoltà bianconere. Un vero peccato, perché con Benatia e Pjanic in più e un Ramos in meno, qualche speranza era coltivabile.