Con la Wayne Rooney Foundation, il Wonder Boy sembra…Batman

Wayne Rooney consegna tre assegni da 250.000 sterline a tre associazioni benefiche che si occupano di bambini. Il top player dell’Everton chiede di continuare a donare e stando ai risultati sembra riuscire a smuovere le masse.

di Riccardo Stefani

Wayne Rooney è un personaggio a cui tutti sono più o meno affezionati. Innanzitutto, sul campo da gioco ha ben pochi rivali. Consacrato al grande calcio nell’Everton, squadra della sua città natale, come un possibile clone di Owen, è stato ceduto al Manchester United nell’estate del 2004. Nei tredici anni di permanenza ad Old Trafford ha vinto tutto quello che aveva a portata di piede, quindi per uno come lui, questo significa vincere tutto. La scorsa estate è tornato a casa. Tecnica e piedi buoni non bastano a completarne il profilo: il trentaduenne ha tanta classe. Dentro e fuori dal campo, nonostante qualche episodio in carriera sembri poter suggerire il contrario. Quindi se c’è qualche buona causa da perseguire non esita un istante a metterci la faccia.

Wayne, IL NOME DICE TUTTO

Il suo nome di battesimo e il suo status di facoltoso filantropo ricordano l’alter ego di uno dei più famosi eroi dei fumetti. Così come Bruce Wayne, parallelamente alla sua vita di giustiziere – di portieri e difese –, pur non avendo bisogno della Wayne Enterprises,  Rooney ha fondato la sua Wayne Rooney Foundation per fare della sua visibilità qualcosa di utile anche per gli altri. Grazie alla fondazione che porta il suo nome, il campione ha portato tre assegni da 250.000 dollari a tre diverse strutture benefiche che vengono da essa  sponsorizzate. Una è la NSPCC, l’associazione nazionale per la prevenzione delle crudeltà sui bambini, la seconda è la Claire House, un ospizio per minori gravemente malati e in stadio di malattia terminale, mentre il terzo ente è l’Alder Hey Children’s charity, un istituto ospedaliero per minori con patologie rare e che sostiene la ricerca scientifica.

Per COSA COMBATTE Rooney

Batman non combatte il crimine per una questione di principio: secondo il racconto dell’autore Bob Kane, infatti Bruce Wayne dichiarerà guerra al male non solo per affrancarsi dal suo male interiore ma per vendicare l’assassinio dei suoi genitori. In maniera simile, non è un caso che Rooney abbia deciso di investire in tal modo il suo tempo libero. A sua moglie Coleen, nel 2013, la sindrome di Rett ha portato via la sorella Rosie appena quattordicenne. La ragazza, affetta da tale problema che stravolge lo sviluppo cerebrale, era stata in cura proprio al Claire House e all’Adler Hey, due degli istituti sovvenzionati dalla fondazione Rooney.

IL NEMICO? L’opinione pubblica

Come Bruce, Wayne dovrà combattere un nemico in particolare: la pochezza di alcune frange dell’opinione pubblica. Alcuni commenti all’articolo apparso sul Sun hanno sottolineato con un certo sdegno come i fondi non fossero stati stanziati dal giocatore di tasca propria, come se istituire una fondazione di raccolta fondi non fosse già abbastanza. Poi, per la serie “non sappia la tua mano destra ciò che fa la sinistra” c’è un problema di fraintendimento. Il detto non significa che non bisogna fare necessariamente le cose di nascosto ma invita a non fare del bene giusto per mettersi in mostra. Tra l’altro Rooney, così come altri personaggi famosi non ha “bisogno” della beneficenza per essere famoso, ma al contrario usa in maniera lodevole l’impatto mediatico della sua immagine per rendersi utile alle iniziative benefiche.

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