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Ronaldinho rompe il silenzio dopo il suo arresto: “Ci ha sorpreso sapere che i passaporti fossero falsi. Andare in carcere è stato un colpo molto duro…”

Il brasiliano, agli arresti domiciliari in un hotel di Asuncion, ha rilasciato la sua prima intervista dopo il caso dei passaporti falsi che lo ha portato in carcere in Paraguay. Il Pallone d'Oro 2005 racconta come ha vissuto questo periodo...

Redazione Il Posticipo

Ronaldinho rompe il silenzio. Il brasiliano, agli arresti domiciliari in un hotel di Asuncion dopo un mese di detenzione, ha rilasciato la sua prima intervista dopo il caso dei passaporti falsi che lo ha portato in carcere in Paraguay. Il Pallone d'Oro 2005 parla con ABC Color e racconta come ha vissuto questo periodo complicato e cosa ha intenzione di fare una volta che sarà definitivamente libero...

ARRESTO - Intanto, il brasiliano spiega cosa ci facesse in Paraguay. Questioni di affari... "Abbiamo fatto questo viaggio in virtù di contratti gestiti da mio fratello, che è anche il mio procuratore. Siamo venuti per lanciare un casino online e per la presentazione del libro Craque de Vida, organizzata con l'azienda brasiliana che ha i diritti di pubblicazione in Paraguay". Al momento di entrare nel paese, però, i passaporti risultano falsi. Una situazione inaspettata. "Ci ha sorpreso molto sapere che i passaporti non erano legali. E sin dal primo momento è stata nostra intenzione collaborare con la giustizia per dimostrare che eravamo estranei ai fatti. Fino a oggi, abbiamo spiegato tutto e dato una mano alla giustizia riguardo quello che ci hanno chiesto". Tutto sembra risolto dopo una dichiarazione davanti ai giudici, ma quando Dinho sta per lasciare il Paraguay, viene arrestato. "Il nostro volo era previsto per sabato 7 marzo, alle 3 di mattina perchè dovevo andare al compleanno di mio figlio. Quello che è successo dopo, non lo so".

DETENZIONE - La detenzione, un'esperienza certamente inattesa per chi è stato (ed è ancora) una stella mondiale. "Andare in prigione è stato un duro colpo, mai avrei immaginato di vivere una situazione simile. In tutta la mia vita non ho mai fatto altro che arrivare al massimo livello nel calcio e cercare di dare allegria alla gente". I detenuti, però, lo hanno accolto benissimo. E anche dietro le sbarre, Ronaldinho ha potuto continuare a fare quello che ha sempre fatto... "Tutte le persone con cui ho avuto la possibilità di condividere la detenzione mi hanno trattato con amore. Giocare a calcio, fare autografi e foto fa parte della mia vita, non avevo motivo di smettere di farlo, soprattutto nei confronti di persone che stavano vivendo un momento complicato proprio come me". La speranza del verdeoro è che tutto si chiarisca, in modo da poter tornare in Brasile. E ci sono già progetti per il futuro. "La prima cosa sarà dare un grande bacio a mia madre, che sta vivendo questo momento difficile sin dall'inizio e chiusa dentro casa per colpa della pandemia. E poi dovrò assorbire l'impatto generato da questa situazione e andare avanti, con forza e fede".