Ronaldinho, ancora guai: convocato in Parlamento per rispondere di una truffa

Ronaldinho, ancora guai: convocato in Parlamento per rispondere di una truffa

Nuovi guai per Ronaldinho, che nell’ultimo periodo sembra non riuscire a stare lontano dai problemi con la legge. Stavolta il brasiliano sarebbe invischiato in uno schema di marketing piramidale.

di Redazione Il Posticipo

Nuovi guai per Ronaldinho, che nell’ultimo periodo sembra non riuscire a stare lontano dai problemi con la legge. Dopo aver difficoltosamente recuperato il suo passaporto, che gli era stato ritirato per una multa mai pagata per disastro ambientale, il campione brasiliano deve di nuovo difendersi da delle accuse. Stavolta si tratta addirittura di marketing piramidale, un sistema non sostenibile e spesso considerato illegale. Come riporta Marca, l’ex calciatore del Milan è stato convocato davanti alla Camera dei Deputati per chiarire le dinamiche del suo coinvolgimento in una truffa perpetrata da un’azienda che sfruttava il suo nome e la sua immagine per fare pubblicità.

ACCUSE – L’impresa in questione si chiama “18kRonaldinho” e offriva guadagni e interessi superiori al 2% al giorno a chiunque investisse un minimo di 30 dollari in Bitcoin. L’azienda, di cui l’ex calciatore risultava come “ambasciatore”, è nata in origine come rivenditore di orologi e di gioielli, ma secondo il pubblico ministero avrebbe cambiato attività per passare alle piramidi finanziarie e alle criptomonete. Incorrendo così nelle ire della giustizia brasiliana, che ora chiede spiegazioni all’ex numero 10 della Seleçao.

DIFESA – Da parte sua il brasiliano si difende e, spiega Marca, il suo avvocato Sergio Queiroz ha spiegato ai media locali che non c’è nulla di cui preoccuparsi e che la relazione del suo cliente con l’impresa in questione è terminata nel momento in cui è venuto a sapere che il campo di affari era cambiato rispetto a quello originale. Il che però non toglie che la “18kRonaldinho” ha continuato a utilizzare il nome e l’immagine del calciatore per il suo business, che come tutti quelli piramidali si basava sulla continua ricerca di nuovi investitori con la promessa di facili guadagni. E alla fine, come accaduto un po’ troppo spesso di recente, a Dinho ora tocca difendersi.

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