Una Roma a due facce: nel primo tempo brilla, nel secondo si spegne

I primi quarantacinque minuti della partita con lo Shakhtar sembrano restituire a Di Francesco la Roma di Londra. Poi però nella ripresa i giallorossi subiscono un inspiegabile blackout e rischiano di compromettere una qualificazione che comunque resta aperta.

di Redazione Il Posticipo

Se le partite durassero quarantacinque minuti, i tifosi della Roma avrebbero tutti i motivi per celebrare una delle migliori prestazioni della loro squadra nelle ultime settimane. Un primo tempo convinto da parte dei giallorossi, che impongono il loro gioco sullo Shakhtar e che in Europa sembrano trovare una dimensione più adatta alle proprie caratteristiche. Il problema però è che i tempi sono due e che nella ripresa la squadra di Di Francesco giochi solo cinque minuti, quelli necessari agli ucraini per riportarsi in parità. Da lì in poi la Roma esce per dieci undicesimi dal campo, subisce il sorpasso su calcio piazzato e deve ringraziare il solito monumentale Alisson se può tornare a Roma con la possibilità di ribaltare il risultato al ritorno.

Nel primo tempo Under guida la carica…

La partita double-face inizia con il solito protagonista degli ultimi tempi romanisti. Cengiz Under colpisce ancora, quinta rete in quattro partite per lui, la prima gioia in Champions League. Il giovane turco è l’emblema della Roma del primo tempo. Attivo, determinato, sempre alla ricerca della porta avversaria. La squadra va con i giri giusti, le trame offensive creano grattacapi alla difesa dello Shakhtar e solo qualche ormai endemica imprecisione nell’ultimo passaggio o nella conclusione non permette ai giallorossi di arrivare all’intervallo con un vantaggio più cospicuo. Ma il bilancio al minuto quarantacinque è più che positivo. Se non è la Roma vista a Stamford bridge, poco ci manca.

…poi arriva il solito blackout

Il problema è che quando Collum fischia l’inizio del secondo tempo, la squadra sembra rimanere negli spogliatoi. E lo Shakhtar, abituato a sfogarsi nei primi minuti di gioco e a soffrire verso fine partita, capovolge le sue abitudini esattamente come fa con il match. Una disattenzione collettiva a difesa schierata permette a Ferreyra di pareggiare e da quel momento cala il buio sulla squadra giallorossa. Un blackout abbastanza inspiegabile, che ricorda molto quelli del brutto periodo tra dicembre e gennaio. Difficoltà di uscire dall’assedio degli avversari, scarsa reazione a livello mentale e una paura che attanaglia la squadra fino all’inevitabile sorpasso degli ucraini. Neanche ritrovarsi sotto nel punteggio scuote gli uomini di Di Francesco, che come spesso gli accade devono ringraziare un brasiliano. Anzi, stavolta due.

Il solito Alisson ed un insolito Bruno Peres

Alisson fa…l’Alisson, con due parate che valgono altrettanti gol, e si piega solamente davanti a un destro chirurgico di Ferreyra e soprattutto alla splendida punizione di Fred. Ciò però non gli impedisce di essere uno dei grandi protagonisti della partita e grazie alle sue parate la Roma rientra dall’Ucraina con un passivo ampiamente recuperabile. Ma l’intervento decisivo, quello che impedisce il crollo definitivo, è del brasiliano che non ti aspetti. Bruno Peres, subentrato ad un Florenzi che non è sembrato particolarmente in forma (sicuramente…influenzato dai postumi della febbre) e che spesso si è visto sovrastato sulla sua fascia dallo Shakhtar, mette la punta del piede dove il suo portiere non riesce ad arrivare e evita un gol certo che poteva significare l’addio all’Europa. Metà della missione è stata compiuta, il gol fuori casa può valere molto e all’Olimpico ci sono tutti i presupposti affinché la Roma porti a casa una vittoria che potrebbe significare il passaggio ai quarti di finale. Sempre a patto che si giochino novanta minuti e non solo quarantacinque.

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