Di Francesco crea la Roma di Schick, per cercare slancio e nuovi impulsi

Ora che il campionato entra nel vivo, Eusebio di Francesco è messo di fronte a delle scelte non semplici. Ma per rimanere attaccati al treno scudetto, è necessario schierare sempre i migliori. Prima gli uomini. Poi i moduli verranno di conseguenza.

di Redazione Il Posticipo

Cambiare. Non tanto un esercizio fine a se stesso, ma un cambiamento necessario per trovare nuovi impulsi e soprattutto per ridare slancio ad una Roma che nelle ultime partite è apparsa un po’ opaca. E ora che il campionato entra nel vivo e che il turn-over non è più così applicabile, vista l’impossibilità di sbagliare, Eusebio di Francesco è messo di fronte a delle scelte. Non semplici. E che possono mettere in discussione parte del lavoro fatto finora. Ma in questo momento l’imperativo è uno solo: mantenere il ritmo delle concorrenti. E per fare ciò è necessario schierare sempre i migliori. Prima gli uomini. Poi i moduli verranno di conseguenza.

Schick, l’ago della bilancia

Il calciatore che rappresenta questo cambio di rotta è chiaramente Patrik Schick. Non ci fosse lui da sistemare tatticamente, il tecnico della Roma sicuramente potrebbe continuare con il 4-3-3 che ha utilizzato da inizio stagione. Ma un tale plusvalore tecnico, anche al netto della rete sbagliata contro la Juventus, che non può e non deve condizionare il giudizio sul calciatore, va in qualche maniera sfruttato. E se con lo schema attuale il ceco spostato a destra non rende come può, forse è l’ora di cambiare davvero. Di Francesco apre quindi, seppure timidamente, alla possibilità di un 4-2-4. Un modulo che permetterebbe alla Roma di sfruttare la forza d’impatto di Dzeko con il numero 14 a girargli attorno e di non perdere produzione di gioco sulle fasce. Non è detto però che il cambiamento sia di disposizione. Potrebbero modificarsi infatti semplicemente gli interpreti del canovaccio che la squadra conosce meglio. In entrambi casi però c’è da valutare qualche esclusione.

La Roma con il 4-2-4

Se Di Francesco dovesse decidere di schierare una Roma d’assalto, scatenando i suoi talenti offensivi e optando quindi per il 4-2-4, c’è infatti da fare una scelta a centrocampo. Dando quasi per scontato che l’insostituibile della mediana sia Nainggolan, il ballottaggio tocca al capitano Daniele De Rossi e a Kevin strootman. Dovendo giocare a due a centrocampo, l’impressione è che la coppia meglio assortita sia quella formata dall’olandese e dal belga. Se non altro per la ormai canonica posizione di de Rossi davanti alla difesa, perfetta per il 4-3-3, ma che con un uomo in meno centrocampo rischia di sfilacciare il reparto e concedere troppo agli avversari nella zona nevralgica del campo. È anche vero però che la presenza in campo del capitano giallorosso permetterebbe ai compagni più di qualche sortita offensiva, mentre con a centrocampo Strootman la ricerca degli equilibri potrebbe essere più necessaria. Davanti ovviamente la nuova coppia d’oro, accompagnata sulle due fasce da Perotti e da El Shaarawy.

La Roma con il 4-3-3

Rimanendo invece all’antico, cioè al 4-3-3, il ballottaggio si creerebbe invece nel tridente offensivo. Data per scontata l’assoluta inamovibilità di Dzeko e la presenza in campo di Schick dal primo minuto, confermata da Di Francesco, la scelta si riduce ai due esterni giallorossi. Per una questione di approccio alle partite, di volontà di creare nuovi stimoli e impulsi, sia mentali che soprattutto di gioco, probabilmente il tecnico potrebbe valutare un impiego più continuo del Faraone. Rispetto a Perotti, l’italo-egiziano garantisce più movimento senza palla e quell’attacco alla profondità che la squadra giallorossa non è mai riuscita ad esprimere a pieno in questo campionato. Perotti dal canto suo è bravissimo a crearsi la superiorità attraverso il dribbling, ma tende molto di più a ricevere il pallone tra i piedi e di conseguenza a permettere alla squadra avversaria di piazzarsi, creando difficoltà nella manovra della Roma. L’argentino potrebbe quindi essere utilizzato più spesso a partita in corso, da vero e proprio impact player, con il compito di spaccare in due match che la squadra non riesce a sbloccare.

Qualsiasi delle due opzioni pone comunque di fronte Di Francesco a qualche scelta. È il brutto, ma anche il bello dell’abbondanza di campioni. E siamo certi che il tecnico della Roma questi problemi preferisca averli.

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