Patrik Schick, una sliding door da lasciarsi alle spalle

Il ceco non concretizza nel finale l’occasione che può valere il pareggio giallorosso. L’ultima di una serie di scelte, sue o altrui, che ne hanno condizionato la carriera in Italia.

di Francesco Cavallini

Sliding doors, le infinite possibilità regalate dal caso e dalle scelte. Questo è il leitmotiv del 2017 di Patrik Schick, in cui ogni scelta, la sua e quella degli altri, apre una serie di scenari inimmaginabili impossibili da analizzare nella loro completezza. Come la scelta, dello stesso Schick, di venire in Italia alla Sampdoria e non alla Roma. Questione di spazio in campo, che il ceco pensava non avrebbe trovato nella Capitale. Poi la decisione della Juventus, che lo acquista, salvo poi rimandarlo al mittente. La volontà della Roma di portarlo a Trigoria, rendendolo l’acquisto più pagato nella storia della società giallorossa.

Un errore che costa caro alla Roma

E poi si torna all’inizio, a un’altra scelta di Schick. Stavolta in campo, davanti a Szczesny dopo uno svarione difensivo della Juventus. Una decisione istantanea, rasoterra o palla a mezza altezza. La risposta, per la Roma, è quella sbagliata. Parata del polacco e i tre punti vanno ai bianconeri. E si riparte con i se. Con le sliding doors. Il peso dei milioni, 42 (anche se ci sarebbe da discutere a lungo sulla formula che lo ha portato nella Capitale), si fa già sentire nei commenti post-partita. È l’ambiente ed il ragazzo farà meglio a farci l’abitudine, perchè la piazza di Roma è così. Odi et amo, direbbe Catullo. Ma, seppur in maniera più colorita, anche qualsiasi tifoso giallorosso.

Con Schick in campo, la Roma è più pericolosa

Al netto dell’errore, come contro il Torino, con Schick in campo è un’altra Roma. Tempi di gioco, scelte di distribuzione della palla e occasioni. Dzeko, che come al solito canta e porta la croce, quando ha vicino un partner d’attacco rende molto di più. I centrocampisti si inseriscono meglio e la squadra, giocando più per vie centrali, si rende pericolosa non solo con i cross. Il ceco parte sulla destra, ma tende naturalmente ad accentrarsi e a gravitare vicino al centravanti. E anche Di Francesco ne asseconda le scelte, inserendo Under e liberando il talento del numero 14. Che alla fine della fiera sbaglia la scelta che conta di più e prende le critiche di una fine serata amara.

Un errore non definisce un giocatore

Ma come chiosa Monchi a bocce ferme, sarebbe un’analisi troppo ristretta basarsi su una giocata non riuscita. E sarebbe stato altrettanto sbagliato esaltare il ceco, qualora avesse risolto la partita. Del resto, nella vita si fanno delle scelte, giuste e sbagliate, che però non necessariamente definiscono se stessi. E Patrik Schick è il primo a sapere di aver commesso un errore, ma per il suo bene e per quello della Roma deve voltare subito pagina, già dalla partita con il Sassuolo, l’occasione per la Roma di riprendere la marcia e terminare un già ottimo girone d’andata (sempre ricordandosi della partita da recuperare contro la Sampdoria) in maniera positiva. E l’occasione per il numero 14 di rifarsi, senza timori. Perchè più grande errore che si può fare nella vita è quello di avere sempre paura di farne uno.

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