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Roma e Napoli, tifoserie una volta amiche: la sentenza su morte Esposito

La Corte d’Assise di Roma ha reso note le motivazioni della Sentenza sull’omicidio di Ciro Esposito, che hanno visto la condanna a 26 anni di Daniele De Santis, ex ultrà della Roma. Secondo i giudici si trattò di un agguato...

Patrizio Cacciari

La Corte d'Assise di Roma ha reso note le motivazioni della Sentenza sull'omicidio di Ciro Esposito, che hanno visto la condanna a 26 anni di Daniele De Santis, ex ultrà della Roma. Secondo i giudici si trattò di un agguato premeditato. Ecco un passaggio del testo: «la presenza di uomini nascosti nella stradina che conduce al Ciak Village che attendono i tifosi napoletani che inseguono il De Santis lanciando loro contro bombe carta e ogni sorta di sassi e oggetti vari è certa – scrivono i giudici – è certo che i soggetti nascosti alla vista della tifoseria napoletana fossero ultras romanisti, essendo la tifoseria romanista ostile a quella napoletana per fatti risalenti nel tempo, con atti violenti».

Il momento dello sparo: la ricostruzione dei giudici

 Foto tratta dal sito www.asromaultras.org

I giudici non citano il caso Spagnolo

Interessante un passaggio del testo in cui i giudici spiegano:  «La corte non può non rilevare – si legge  – come nelle cronache degli scontri tra tifosi avvenuti in patria, la tragica vicenda per cui è processo è un unicum, prima inaudito. In altri episodi mai si è fatto usi di armi da fuoco, giungendo al massimo all’uso del coltello, mai usato per uccidere, bensì sempre solo per le "puncicate”». Non si è tenuto conto però dell'ultimo omicidio avvenuto in Italia dopo uno scontro tra tifoserie, quello del genoano Vincenzo Spagnolo, ucciso con una coltellata al cuore dal milanista e allora appena maggiorenne Simone Barbaglia, condannato con il rito abbreviato a 14 anni e 6 mesi. Era il 1995.

Roma-Napoli: una volta era grande amicizia