Roma, il tutto per tutto non paga: mai una rimonta con quattro punte

Se va sotto, la Roma non recupera quasi mai. Solo in tre occasioni i giallorossi hanno ripreso una situazione di svantaggio, quando la squadra di Di Francesco non si è snaturata e non è passata ad un modulo più offensivo.

di Francesco Cavallini

Alla Roma piove sul bagnato. Anzi, sarebbe il caso di dire che ci nevica, viste le temperature reali, ma anche quelle riportate dalla classifica. Il -16 dalla vetta e il -15 dal secondo posto, con Napoli e Juventus che hanno ancora un match in meno, non fanno ormai più testo. Quello che conta, e che fa la differenza, è il -2 dalla Lazio terza e il -1 dall’Inter, tornata quarta. Ma soprattutto, il grande freddo a questa squadra lo porta un dato pressochè incontrovertibile. Se va sotto, la Roma non recupera quasi mai. Solo in tre occasioni i giallorossi hanno ripreso una situazione di svantaggio. Chelsea a Londra, Sampdoria a Genova e Benevento in casa. Cioè quando la squadra di Di Francesco non si è snaturata.

Neanche una rimonta con più punte: il 4-2-4 non va

Quando la Roma è stata in grado di rimettere la testa al livello dell’acqua (Sampdoria) o addirittura avanti all’avversario (Chelsea, nonostante il pareggio finale, e Benevento), lo ha fatto senza variazioni tattiche di rilievo, ma continuando a proporre gioco sul canovaccio impostato da inizio partita. Quando invece, per la disperazione, si è buttata tutta in avanti, non è mai riuscita a ottenere il gol o i gol che servivano a non soccombere. Del resto, il calcio non è matematica e sommare attaccanti su attaccanti non può garantire di portare a casa il risultato (anche perchè altrimenti si giocherebbe tutti con 10 punte). Dalla serataccia dell’Olimpico, esce dunque una verità che Di Francesco non può non tener da conto: la sua Roma non regge il 4-2-4.

La Roma iperoffensiva si spacca costantemente in due

I blackout della Roma non saranno questione di modulo, ma la disposizione in campo influisce eccome sulle fortune della squadra e la capacità del Milan di fare letteralmente a pezzi il centrocampo giallorosso dopo il vantaggio siglato da Cutrone lo ha dimostrato. Strootman e Pellegrini sono sembrati alla mercè di Kessie e compagni e soprattutto lontani dal resto della squadra. Quando la Roma si gioca il tutto per tutto, si allunga molto più del previsto e soprattutto di quanto vorrebbe il suo allenatore, che ha strigliato la squadra al riguardo. Ma considerato che questo distacco tra i reparti è stato una costante in tutte le situazioni in cui il tecnico ha giocato con due punte vicine e due esterni per servirli, la problematica sembra più endemica che legata alla singola prestazione.

Cambiare modulo in corsa non è la soluzione

Il 4-2-4, semplicemente, non va. Il modulo iperoffensivo è spesso stato segnalato da Di Francesco come una delle possibili disposizioni tattiche di questa Roma, ma l’allenatore si è scontrato con una realtà che parla di rimonte fallite o, come nel caso del match con il Milan, mai neanche avvicinate. Va bene tentare il tutto per tutto, ma l’indicazione che fuoriesce dalle nove sconfitte stagionali è che alla squadra giallorossa conviene continuare a interpretare lo spartito scelto a inizio gara (che sia il 4-3-3 o il 4-2-3-1), senza rivoluzionare un impianto di gioco magari non perfetto, ma che i calciatori riescono ad interpretare meglio. Se è vero che, come diceva Roosevelt, l’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa, la Roma deve fare tesoro di queste sconfitte e imparare a pensare che il timore di perdere non può avere il sopravvento su un’idea di calcio. E che una punta in più e un centrocampista in meno, spesso e volentieri, non risolvono nulla. Anzi, creano ancora più problemi.

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