Nessun rimpianto: Monchi e la cessione quasi obbligata di Salah

In un’intervista a Sky, Monchi affronta uno degli argomenti di maggior discussione da parte dei tifosi della Roma: la cessione di Salah. Dalla sua analisi si evince una verità: è stata l’operazione giusta in quel frangente. Ma basterà a calmare i nostalgici dell’egiziano?

di Francesco Cavallini

Nella Roma calcistica, almeno nella stragrande maggioranza dei suoi rappresentanti, se dici Salah dici rimpianto. Difficile ricordare un calciatore il cui addio è stato così complicato da metabolizzare. Numeri alla mano, diventa difficile dare torto alle…affrantissime vedove dell’egiziano. Con la rete al Porto, il numero 11 ha raggiunto la ragguardevole cifra di 30 gol in 36 partite con la maglia del Liverpool e si è ormai affermato come uno dei migliori calciatori della Premier. A rendere ancora più amara la pillola, la cifra ricevuta dalla Roma: 42 milioni, più 8 di bonus, alcuni dei quali già maturati, che nel mercato odierno sembrano quasi bruscolini. Ce n’è abbastanza per rimpiangere l’ex Faraone? Secondo Monchi, no.

È stato Salah a chiedere la cessione

Davanti alle telecamere di Sky, in un’intervista curata da Gianluca Di Marzio, il direttore sportivo giallorosso spiega la necessità del sacrificio dell’egiziano e la bontà delle scelte della società. Che, in fondo, sono semplificabili partendo da un concetto fondamentale e che nel giudicare questa storia viene spesso ignorato: la volontà del calciatore. In pratica, non è la Roma ad aver ceduto Salah, quanto Salah ad aver chiesto la cessione alla società giallorossa.La voglia di Premier League dell’egiziano, che già aveva assaporato il campionato inglese ai tempi del Chelsea senza però lasciare il segno, era ben chiara alla Roma ed è subito stata ribadita a Monchi nel momento in cui, ad aprile, l’andaluso si è ufficialmente insediato a Trigoria. Salah voleva tornare in Inghilterra ed il Liverpool era più che ben disposto ad accontentarlo.

Meglio cedere chi voleva andarsene piuttosto che altri

Nel frattempo, fa capolino la variabile più importante dell’intero lotto: il Fair Play Finanziario. Ormai lo sanno anche i muri, entro fine giugno 2017 la Roma aveva la necessità di rientrare di una cifra abbastanza corposa per non incorrere in sanzioni da parte della UEFA per non aver rispettato l’accordo firmato a Nyon per il rientro dei debiti e la parità di bilancio. Ora occorre abbandonare per un attimo i ragionamenti da tifoso, passionali e fatti più col cuore che con la testa, e valutare analiticamente la questione. Dovendo rientrare di un tot di soldi ed avendo un calciatore richiesto che vuole lasciare la squadra, logica vuole che si decida di cedere il giocatore in questione per una buona cifra per rendere tutti felici e contenti. Monchi avrebbe dovuto imporsi e tenere un calciatore scontento? Ha poco senso. E soprattutto, senza cedere un calciatore con la testa già altrove, il DS si sarebbe ritrovato nella scomoda situazione di dover cedere qualche altro pezzo grosso, magari più importante nella rosa.

I problemi: i gol di Salah e il mercato pazzo del dopo-Neymar

Già perchè, giova ricordarlo, ma almeno in estate l’addio di Salah non è stato certo salutato a Roma con chissà quale scoramento collettivo. Cinquanta milioni (bonus in più, bonus in meno) per un calciatore che aveva spesso fatto la differenza con le piccole, ma che nelle partite che contano era sempre rimasto in ombra, sembravano un ottimo affare. Poi sono successe due cose. La prima è che Salah si è adattato subito alla Premier ed al calcio di Klopp. A occhio e croce, forse anche troppo. Trenta reti in tutte le competizioni (soprattutto quando i teorici sostituti dell’egiziano in rosa arrivano a malapena a dieci) scatenano l’effetto nostalgia con facilità. E poi c’è il caso Neymar, che ha gonfiato all’inverosimile i prezzi e che rende la cifra spesa dal Liverpool quasi irrisoria, dando l’idea al tifoso giallorosso di aver svenduto l’egiziano per un tozzo di pane. Ma giova ricordare che a Liverpool, nei giorni successivi all’acquisto di Salah, si parlava di una valutazione…faraonica. Che poi, guardando in prospettiva, quei cinquanta milioni siano diventati bruscolini, non dipende certo dalla volontà delle parti in causa.

La miglior operazione possibile

Si sa, del senno di poi, pare suggerire Monchi davante alle telecamere, son piene le fosse. La realtà è che, nella situazione in cui si trovava la Roma nello scorso giugno, la cessione di Salah a quelle condizioni è stato il massimo risultato raggiungibile in quel preciso momento storico. Si è ceduto a cifre (in quel momento) più che congrue un calciatore che non voleva più restare e che non aveva spostato chissà quali equilibri in passato. E si è impedita la necessità di dover mettere ulteriormente mano alla rosa, lasciando andare qualche prezzo ancora più pregiato come Radja Nainggolan. Ma tutto ciò al tifoso, che è molto più pancia che ragionamento, interessa poco. Il messaggio che arriva è che la Roma ha svenduto Salah, impoverendosi sia dal punto di vista tecnico che da quello economico. Tesi confutabile, ma che fa certamente più presa sulla maggioranza del tifo giallorosso. A cui Monchi chiede tempo e fiducia. Due cose che, storicamente, nella Capitale appaiono di rado. Ma l’importante è saperlo e, in qualche maniera, conviverci.

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