Bruno Peres, l’eroe per caso che può riprendersi la Roma

Negli ultimi minuti della partita con lo Shakhtar, a decidere del futuro della qualificazione della Roma è stata la punta del piede di Bruno Peres. A cui, a sua volta, quell’istante può cambiare la vita sportiva.

di Francesco Cavallini

In inglese esiste un concetto chiamato “Sliding Doors“. Quell’evento, all’apparenza insignificante come l’apertura o la chiusura di una porta scorrevole, in grado di cambiare totalmente la storia di una persona. Anche in questa storia c’è una porta che ha davanti due destini diversi. Può essere centrata per la terza volta da un tiro di un calciatore dello Shakhtar, ponendo di fatto fine ad ogni velleità europea della Roma, o può rimanere inviolata, permettendo ai giallorossi di sognare la rimonta all’Olimpico. Il fato si compie in una frazione di secondo e a decidere del futuro della porta della Roma è la punta del piede di Bruno Peres. A cui, a sua volta, quell’istante può cambiare la vita sportiva.

Il momentaccio di Bruno Peres

Inutile girarci troppo intorno, prima della partita in Ucraina il terzino brasiliano era considerato una sorta di paria in casa giallorossa. Prestazioni opache, mai incisive, troppi errori e poi lo schianto in auto alle cinque di mattina che sembrava aver scritto la parola fine sul suo rapporto con la Roma. Ma il destino non aveva ancora finito con Bruno Peres.  Si è presentato, abbastanza inascoltato, sotto forma di virus influenzale che ha colpito Alessandro Florenzi. Niente da fare, anche in condizioni non certo ottimali gioca l’azzurro. Evidentemente non ci si fida dell’alternativa. In campo Florenzi non brilla, anzi, e alla fine il brasiliano prende il suo posto. Ed il destino lo pone al centro dell’area della Roma, al momento giusto nel punto esatto per cambiare la storia di un ottavo di finale di Champions League.

Da crisi a opportunità?

Fossimo in una fiaba, saremmo certi del finale. Una storia di redenzione sportiva, in cui dopo aver toccato il punto più basso il calciatore riscopre se stesso. Sarà così? Difficile da prevedere, ma quel che è certo è che quella deviazione quasi impercettibile può avere offerto a Bruno Peres ciò che gli serviva in questo momento: un’opportunità, magari già a partire dal prossimo match. Che poi potrebbe essere tranquillamente l’ultima chance, visto che di occasioni di dimostrare il proprio valore l’ex Torino ne ha già avute abbastanza, ma è sempre meglio di niente. Anche perché, con Karsdorp ancora ai box e con un Florenzi in netto debito di ossigeno, il brasiliano resta comunque l’unica alternativa sulla destra a disposizione di Di Francesco. Che nel prossimo ciclo di impegni che deciderà la stagione giallorossa dovrà tenere da conto anche l’esterno brasiliano.

Il brasiliano deve lavorare sulla testa

La speranza, del tecnico e dei tifosi della Roma, e che l’essersi trasformato in eroe per caso e aver evitato che la trasferta a Kharkiv si trasformasse in uno psicodramma sportivo, possa dare al terzino la scossa necessaria. Del resto materiale tecnico ce n’è, perchè le doti atletiche al numero 25 non sono mai mancate. È mancato altro. Concentrazione, abnegazione. Cose che dipendono dalla testa e non certo dai piedi. Non a caso Alisson, sempre più leader della squadra, quasi non ascolta le domande che gli vengono poste a fine match. È tutto merito di Bruno, ha fatto tutto Bruno. Solidarietà brasiliana? Possibile, ma forse in fondo questo ragazzo dal rendimento ondivago nello spogliatoio è apprezzato e benvoluto. E forse, nel momento dell’abisso, ha visto una luce, anzi una porta che si apriva. E che lui, con la punta del piede, ha contribuito a sbarrare.

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