Rogo Ballarin, Zenga c’era. E non dimentica…

Il tecnico del Cagliari ha postato sul proprio profilo Instagram un post nel ricordo della tragedia avvenuta a San Benedetto del Tronto.

di Redazione Il Posticipo

Il 7 giugno del 1981 è ricordato, a San Benedetto del Tronto, per il Rogo Ballarin. Doveva essere una festa, è stata una tragedia. Zenga c’era. E non dimentica quanto accaduto. Lui difendeva la porta di quella Sambenedettese. Il tecnico del Cagliari ha postato sul proprio profilo Instagram un post nel ricordo della tragedia avvenuta in un giorno che sarebbe dovuto essere una festa.

FESTA – Que 7 giugno non era una giornata qualsiasi, a San Benedetto del Trono. Bastava una vittoria per essere certi della B, ma poteva andar bene anche un pareggio. La Sambenedettese è pronta a festeggiare. Lo stadio “Ballarin” ospita la sfida con il Matera, che non ha nulla da chiedere se non di chiudere con dignità una stagione amara. I padroni di casa sono un’ottima squadra. Zenga in porta, Cagni in campo e Sonetti in panchina. Lo stadio è stracolmo. La curva sta preparando una coreografia indimenticabile.

INCENDIO – Quando le due squadre entrano in campo, accade l’impensabile. O un fumogeno, o una sigaretta, o chi sa cosa, infiamma i quintali di carta. Lo scirocco soffia forte e aiuta il fuoco. In pochi secondi divampa un incendio. Proprio Zenga e Cagni richiamano l’attenzione dell’arbitro. I tifosi  percepiscono il pericolo e si mettono in salvo come possono. Chi può si getta sul prato. Chi resta ingabbiato, però, passa momenti orribili.  Si contano i feriti alcuni sono gravi, qualcuno è in condizioni disperate. Due ragazze di 23 e 21 anni riportano ustioni profonde ed estese. Il loro viaggio della speranza è in elicottero a Roma, al Sant’Eugenio.

SI GIOCA – La partita si deve comunque giocare. Ed è solo un lungo percorso verso uno 0-0 che porta la Sambenedettese in serie B, ma con tanti tifosi in pericolo di vita  non c’è molto da festeggiare. Le due ragazze  perderanno la vita. Maria Teresa morirà il 13 giugno, mentre quattro giorni dopo toccherà a Carla. Si tratta della prima grande tragedia del calcio italiano  dove i morti non si legano ad atti teppistici. Il 7 giugno del 1981, non c’è stata violenza. Il destino ha soffiato dal lato sbagliato.

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