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Robinho: “Zlatan l’attaccante perfetto, vincente e showman. A Manchester uscivano tutti, ma noi brasiliani…”

(Photo by Dino Panato/Getty Images)

Robinho a volte ha fatto parlare di sè più per quello che ha combinato fuori dal campo che per i numeri. E le sue confessioni descrivono perfettamente la sua storia calcistica: quella di un potenziale fenomeno che ama il calcio...ma anche...

Redazione Il Posticipo

Robinho, 37 anni e una carriera stellare. Real Madrid, Manchester City, Milan. Eppure, l'impressione è che il brasiliano non abbia dato tutto quello che avrebbe potuto. Il talento non mancava di certo, la voglia di applicarsi per mostrarlo forse sì. In carriera, Robinho a volte ha fatto parlare di sè più per quello che ha combinato fuori dal campo che per i numeri, che comunque aveva. Le sue confessioni, riportate da Marca, descrivono perfettamente la sua storia calcistica: quella di un potenziale fenomeno che ama il calcio...ma anche divertirsi.

IL REAL - Tutto inizia al Santos. E quando O Rey lo incorona come suo erede, le big fanno a gara per acquistarlo..."Quando mi ha cercato il Real, aveva tanti brasiliani in rosa e il tecnico era Luxemburgo. Perchè sarei dovuto andare al Barcellona? So che alcuni speravano che vincessi il Pallone d'Oro, perchè quando Pelè parla di te, la gente ascolta. E fa paragoni, ma un nuovo Pelè non c'è e non ci sarà mai". A Madrid il brasiliano fa bene, ma dopo tre anni l'idillio si rompe. Dovrebbe andare a Londra, ma... "Io puntavo ad andare al Chelsea, Scolari mi ha detto che avrei fatto la differenza. Però il Real Madrid ha litigato con gli inglesi, al club non è piaciuto che vendessero maglie con il mio nome prima che l'accordo fosse completato".

MANCHESTER E ZLATAN - A quel punto si inserisce il City. Robinho è il primo acquisto dell'era Mansour. E in Inghilterra trova un ambiente che...lo stimola. "Mi è piaciuta Manchester. La squadra, i ristoranti...e le discoteche. Mi piaceva divertirmi, ma gli inglesi uscivano più dei brasiliani. Joe Hart era sempre in giro, Micah Richards e Shaun Wright-Phillips anche. Ma quando uscivamo noi brasiliani ci rompevano sempre le scatole". Poi Milano, sponda rossonera. Dove arriva grazie...a un procuratore speciale. "Zlatan diceva sempre che aveva convinto lui il Milan ad acquistarmi. 'Sei qui grazie a me'. È arrogante? Sì, ma in buona fede. È solo tanta fiducia in se stesso e nel suo talento. Per me, è tutto quello che un attaccante deve essere: un vincente e uno showman". E se si parla di divertirsi, Robinho è un'autorità...