Robben, il calvario continua: “Mi chiedo se sia realistico pensare di poter tornare a giocare”

Arjen Robben in carriera è stato abituato a vincere, ma anche agli infortuni. Tanti, tantissimi, che lo hanno tenuto fermo a lungo. Muscoli di seta, proprio quelli che lo avevano convinto a dire basta e che ora potrebbero spingerlo a un secondo ritiro dopo aver provato a dare una mano al “suo” Groningen.

di Redazione Il Posticipo

Le abitudini sono dure a morire, che siano positive o negative. E questo Arjen Robben lo sa benissimo. L’olandese in carriera ne ha avuta qualcuna abbastanza evidente, come quella a vincere o quella a regalare il suo classico colpo: tocco di esterno ad allargare il pallone e poi tiro a giro chirurgico sul secondo palo. Ma, purtroppo per lui, un’altra cosa a cui ha fatto l’abitudine sono gli infortuni. Tanti, tantissimi, che lo hanno tenuto fermo a lungo. Muscoli di seta, proprio quelli che lo avevano convinto a dire basta, dopo oltre un decennio a fare magie con la maglia del Bayern Monaco.

TORNARE – L’ex centrocampista e attaccante di Chelsea, Real Madrid e Bayern Monaco è tornato dal suo addio al calcio la scorsa estate per dare una mano al Groningen, il club che gli ha fatto tirare i primi calci a un pallone. L’entusiasmo era palpabile. Peccato che il trentasettenne abbia giocato soltanto 44 minuti in due partite ufficiali prima di incorrere in un infortunio all’inguine che lo sta tenendo lontano dal campo. Il ritorno era previsto per l’inizio del 2021, ma i tempi si stanno allungando a dismisura. E comincia a farsi strada il dubbio, come ha spiegato ai media ufficiali del club: “Mi chiedo se sia realistico pensare di poter tornare a giocare”. Non proprio un buon segnale.

 (Photo by Thomas F. Starke/Getty Images)

MOLLARE – E dire che il Groningen ha insistito tantissimo per riportarlo a casa e che lo stesso Robben aveva accettato con gioia la proposta dei biancoverdi. Gli infortuni, del resto, erano sicuramente messi in conto, ma che uno stop sarebbe stato così lungo e complicato da affrontare, forse nessuno lo aveva considerato. “È una cosa deludente, non trovo una maniera migliore di definire questa situazione. Ho problemi ai gemelli e ora come ora per me è tutto complicato. Dobbiamo capire se ci sono sufficienti prospettive per un miglioramento”. Altrimenti, spiega l’uomo che ha deciso la finale di Champions League tra Bayern e Borussia Dortmund, regalando ai bavaresi il primo triplete della loro storia, potrebbe essere il momento di “prendere una decisione”. Non proprio il finale che ci si aspettava da una favola che sta diventando un incubo…

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