Rizzitelli ricorda Radice: “Ha fatto innamorare tutti della nostra Roma. Tante risate con lui, mi ricordo quella volta con Comi…”

L’ex attaccante ha vissuto una strepitosa annata nella Roma 1989-90 con l’allenatore appena scomparso: “Arrivò come traghettatore, ma poi sorprese tutti. Quella squadra era uno spettacolo”.

di Simone Lo Giudice

La sua Roma ha lasciato un segno nella storia del calcio. Arrivato a Roma come traghettatore, Gigi Radice conquistò tutti con la sua passione e la sua simpatia. Era la squadra del Flaminio caldissimo e del super attacco formato da Rudi Völler e Ruggiero Rizzitelli. Proprio lui, Rizzi-gol, oggi saluta il suo vecchio maestro, scomparso a 83 anni dopo una lunga malattia. Un mister di quelli veri, di quelli che forse non si vedono più.

Ruggiero Rizzitelli, chi era Gigi Radice?

Un allenatore vero, i risultati parlano per lui. Ma se ne va soprattutto una grande persona, ultimamente non ne ho viste più come lui. Era un signore, nel senso pulito del termine. Arrivò alla Roma per fare il traghettatore perché la società non era riuscita a prendere Ottavio Bianchi, che il Napoli non aveva lasciato partire. Bianchi fu costretto a restare fermo un anno e la Roma scelse Radice. Con Gigi ci siamo divertiti noi giocatori e il pubblico. Giocare al Flaminio era strepitoso, fu un’annata fantastica. 

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Che cosa successe alla fine di quell’anno?

Cazzaniga, il secondo di Radice, ci chiamava tutti i giorni per dirci di convincere il mister. Gigi non voleva firmare da nessuna parte, era convinto che sarebbe rimasto a Roma per quello che aveva fatto. Si era innamorato della città. Sapendo che Bianchi era ancora sotto contratto col Napoli, lui era convinto che sarebbe stato richiamato.

Che tipo di calcio praticava?

Quello vero, non ti dovevi inventare niente con lui. Radice faceva giocare ciascuno nel suo ruolo, dovevi rispettare i suoi compiti. Mai mollare la presa. Anche quando giocavamo contro quelli più forti, lui ci ripeteva che eravamo in undici anche noi. Ci diceva di crederci perché avrebbero dovuto dimostrare di essere superiori sul campo e non sulla carta. Ed era lo stimolo più bello da dare a un calciatore. Quando arrivava il Milan di Sacchi e degli olandesi, faceva paura. Lui ripeteva che sulla carta non ci avrebbe battuto nessuno. La gente si è innamorata della Roma per quello spirito.

(Photo by Bob Thomas/Getty Images)
(Photo by Bob Thomas/Getty Images)

Lei giocava con Rudi Völler in attacco: come vi gestiva Gigi?

Gigi chiedeva a me il sacrificio, ma io ero portato a farlo. Rudi invece veniva lasciato sempre davanti, era il finalizzatore, quello che la buttava dentro. Ogni tanto però diceva anche lui di tornare quando io ero stanco, di alternarci. Rudi lo faceva volentieri.

Gigi è stato un papà per lei nel mondo del calcio?

Certo, aveva tantissimi campionati alle spalle. Aveva vinto uno scudetto col Torino. Era una persona influente in quel mondo. Appena lo conoscevi restavi un po’ sul chi va là, poi però era talmente alla mano che era un piacere starci assieme, era veramente una macchietta, uno di compagnia. Ci vorrebbe un libro da fare sulle sue battute. Mi ricordo quella volta con Antonio Comi, che un giorno aveva saltato l’allenamento perché la sera prima aveva avuto una congestione per una Coca Cola fredda. E il mister gli disse ‘se stamattina avevi una riunione importante con George Bush e non ti presentativi per una c***o di Coca Cola facevi scoppiare la guerra’.. Abbiamo riso per giorni.

Quella Roma fu sorprendente?

Sì, tutti pensavano che avrebbe dovuto campare col cartonato, che sarebbe stato un anno di transizione in attesa di Bianchi. Siamo partiti a fari spenti, invece è stata una cavalcata incredibile. Tutti pensavano che quella squadra avrebbe dovuto fare un campionato anonimo invece fece innamorare tutti.

Alla fine Radice andò via per davvero…

Sì, alla Fiorentina, ma quando ci incontrava non sembrava un ex allenatore della Roma, ci parlava come se fosse il nostro. Ed era questa la cosa più bella. Noi andavamo al campo perché era un divertimento stare con lui, mangiarci insieme, era tutto bello. Era la classica persona per la quale andavi prima a fare allenamento. Ha permesso a tutti noi di maturare come persone, la cosa più bella è quando un allenatore ti fa da padre. E Gigi in questo era il numero uno. Era uno che ti rispettava se lo rispettavi. Se non lo facevi invece si faceva sentire.

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